Il Sindaco Dott. Vincenzo Tamburi e la La Giunta della Città di San Basile, con deliberazione n.ro 45 del 30 Aprile 2013,hanno Approvato: Condivisione e sostegno all'iniziativa e agli scopi del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" e del Comune di Santa Lucia e di assumere il ruolo di Testimonial del Comitato, contribuendo a dare efficacia all'azione di quest'ultimo e forte impulso alla realizzazione dei propri scopi.
Il Sindaco Dott. Giuseppe Aieta e la La Giunta della Città di Cetraro, con deliberazione n.ro 54 del 8 Maggio 2013,hanno Approvato: Condivisione e sostegno alle iniziative del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" Considerato che la Città di Cetraro promuove, per Statuto, ogni iniziativa a difesa della dignitàdell'uomo e contro ogni forma di razzismo o discriminazione; Che la Giunta Comunale condivide gli obiettivi che animano l'origine e l'attività del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso", in particolar modo l'iniziativa volta alla restituzione dei resti mortali, trattenuti presso il Museo Cesare Lombroso con sede in Torino, del cittadino calabrese di Motta Santa Lucia, Giuseppe Villella, il cui cranio è esposto con evidenza nel suddetto Museo "Lombroso" , additato quale prototipo del «delinquente per natura» a persistente danno della Calabria e dei suoi cittadini. Ritenuto di dover far proprie le istanze del prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci presso il Ministro dell 'Interno, anch'esse rivolte al raggiungi mento degli scopi del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso; delibera di manifestare sostegno agli scopi di cui sopra, legati alla difesa di irrinunciabili principi etici, religiosi, morali e giuridici, ritenendo di condividere l'adesione all'iniziativa in oggetto.
l Sindaco Sig. Maurizio De Nisi e la La Giunta della Città di Filadelfia, con deliberazione n.ro 23 del 4 Maggio 2013,hanno Approvato: 1. di condividere gli scopi del Comune di Motta S. Lucia e del Comitato TecnicornScientifico “No Lombroso”, e in particolare le azioni promosse dagli stessi al fine di ottenere la restituzione dei resti di Giuseppe Villella, cittadino di Motta S. Lucia, dal Museo “Cesare Lombroso” di Torino affinché abbiano degna sepolturarnnel proprio paese natale, nonché per la restituzione delle residue, numerosissime, spoglie ancora esposte presso il citato museo in quanto rivolto alla tutela e al rispetto dei diritti umani, nel rifiuto di qualsiasi atteggiamento di discriminazione, razzismo ed offesa della dignità dell’uomo; 2. di dare atto che la presente deliberazione non comporta alcun onere di spesa perrnl’Ente Comune; 3. di dare al presente atto deliberativo, con separata votazione unanime, immediata esecutività ai sensi dell’articolo 134, comma 4, del TUEL, approvato con D. Lgs 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni.
Il Sindaco Avv. Antonella Bartucca e la La Giunta della Città di Francavilla Angitola, con deliberazione n.ro 21 dell'11 Aprile 2013,hanno approvato : Di aderire, esprimendo condivisione, all'attività e agli obiettivi che animano l'origine del Comitato Scientificorn" No Lombroso " in modo particolare alla restituzione dei resti trattenuti presso ii Museo di Antropologia Criminale " Cesare Lombroso " di Torino o presso qualsiasi altra simile istituzione museale ad eventuali discendenti che ne abbiano fatta richiesta, o che ne faranno richiesta, nonché al paese di origine ai fini di unarndegna e cristiana sepoltura;rnDi incaricare il Sindaco a partecipare il presente Deliberato al succitato Comitato Tecnico Scientifico " No Lombroso " ;rnDi dichiarare, ad unanimità di voti, il presente atto immediatamente esecutivo.
La Giunta della Città di Acquaformosa, con deliberazione n.ro 6 del 18 Marzo 2013,ha approvato : Condivisione e sostegno alla iniziativa e agli scopi del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" e del Comune di Motta Santa Lucia. IL Sindaco Giovanni Manoccio e la Giunta.
Il Consiglio Comunale di Napoli, con deliberazione del 14 Marzo 2013,ha approvato all'Unanimità la mozione di Condivisione e sostegno alla iniziativa e agli scopi del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso". Proponente il Presidente del Consiglio Domenico Palmieri, mozioni di Davide Lebro e Marco Esposito.
La Giunta della Città di Lamezia Terme, con deliberazione n.ro 78 del 22 Febbraio 2013,ha approvato : Condivisione e sostegno alla iniziativa e agli scopi del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" e del Comune di Motta Santa Lucia. IL Sindaco Giovanni Speranza e la Giunta.
Roberto Schena, 58 anni nato a MIlano, giornalista, prima collaboratore de il Giornale diretto da Indro Montanelli, poi redattore del quotidiano l'Indipendente, diretto da Vittorio Feltri. E' nel gruppo giornalistico del quotidiano la Padania, organo della Lega Nord, fin dalla fondazione nel 1997, per il quale esegue grandi inchieste, riguardanti anche il Sud. Come caporedattore è stato responsabiile di vari settori. Si dimette dal quodidiano nel marzo del 2012. E' autore di "Pio XII santo?", ed. Croce, inchiesta sulle compromissioni del mondo cattolico con l'Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. Roberto Schena, Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci dice: “ Ho visitato di recente, per la prima volta, il “Museo Cesare Lombroso” di Torino, illustrazione di un vero e proprio percorso infelice di un ramo della scienza che, sul finire del XIX secolo, scopre e studia la criminologia, le ragioni del delinquere in modo più o meno grave. L'epoca, assegna volentieri ad anarchici, omosessuali, emarginati, poveracci e vagabondi, il titolo di “delinquente”. Cesare Lombroso vi aggiungerà, di suo, “atavico”, o “nato”, ricevendo i complimenti vivissimi del mondo accademico, delle pubbliche autorità, dei ceti benestanti, i quali evidentemente s'aspettavano una simile legittimazione. Ho notato che le spiegazioni evitano di ragguagliare circa la provenienza delle decine di teschi numerati che “arredano” letteralmente le pareti della sala grande, almeno io non le ho viste. A quanto pare, sono tutti o di “briganti” o di soldati dell'esercito borbonico, non saprei dire se la numerazione corrisponde poi a un nome e a un cognome, se sia possibile ricostruire, grazie a quella, brandelli di vita appartenenti a quei poveri resti.L'esposizione di tanti teschi è una semplice riproduzione dell'ambiente di lavoro di Cesare Lombroso, ritenuto il fondatore per eccellenza (sicuramente in Italia) della criminologia. Di per sé non è di alcuna utilità scientifica, non spiega nulla. E' solo una curiosità. Ed è piuttosto macabra. Sembra infatti l'esposizione di teste appartenenti ai vinti in battaglia. Ricorda antiche, barbare usanze, tra l'altro non infrequenti durante le rappresaglie dell'esercito italiano, nella lotta al brigantaggio meridionale, subito dopo la proclamazione dell'Unità d'Italia. Non c'è da stupirsi se tale esposizione suoni offensiva per la memoria di coloro che combatterono, a torto o a ragione, certo legittimamente, contro l'invasione voluta e finanziata dal Regno di Sardegna. C'è da domandarsi come mai tanti resti umani non siano collocati più idoneamente in un mausoleo ad hoc, in un apposito ossario nei pressi di Napoli o di Gaeta, dove fu combattuta l'ultima battaglia contro il Regno dei Borbone, soluzione adottata per esempio a Villafranca di Verona, in ricordo della battaglia di Custoza. Sicuramente, una soluzione di questo tipo aiuterebbe meglio a riflettere sulla storia del Paese.Nel museo Lombroso, solamente un teschio ha un nome, quello del brigante Giuseppe Villella. Staziona sulla scrivania appartenuta allo scienziato positivista, quasi fosse, al pari degli altri, un trofeo, anzi, il maggiore. Da quel povero resto mortale, Lombroso ha tratto la sua serie di conclusioni sbagliatissime sul "delinquente nato", tanto che l'esposizione torinese potrebbe essere definita, per ammissione degli stessi allestitori, "il museo degli errori", più ancora che degli orrori. E' pur vero che la scienza procede correggendosi in continuazione e che dai tempi del Lombroso d'acqua n'è passata sotto i ponti, per cui sembra proprio questa la ragione didattica autentica a tenere in piedi il museo: mostrare un percorso storico di sbagli. L'allestimento potrebbe essere considerato, nella migliore delle ipotesi, un'illustrazione, alla Karl Popper, di come la scienza indaghi la realtà compiendo goffi tentativi, salvo accorgersi degli errori.Sono in mostra oggetti di un certo interesse storico-criminologico, come i lavori realizzati da detenuti e malati mentali, le loro disperate iscrizioni, i graffiti testimoni di un universo penitenziario superato da tempo. Il segmento dedicato all'arte povera è particolarmente apprezzabile. Ma nel complesso se ne ricava la sensazione di un museo carente di pedagogia, forse è solo l'inizio, l'embrione di un museo criminologico come deve essere effettivamente pensato, considerando oltretutto che Lombroso è sì conosciuto agli accademici di tutto il mondo, ma non era certo l'unica indiscussa autorità in materia.Credo che se lo stato italiano avesse qualche euro da dedicare alla cultura, potrebbe concepire qualcosa di meglio. Purtroppo, le istituzioni vanno avanti con i mezzi che hanno a disposizione e quelli che vediamo sono i risultati. Come far capire che il Villella fu a suo modo un eroe ed è alquanto riduttivo trattarlo al pari di una cavia? Che quei soldati combatterono per un civilissimo stato, una civilissima casa regnante? Che molte delle teorie e degli atteggiamenti lombrosiani sono dovuti alla ricerca del consenso, degli onori, dei premi, del credito internazionale e nulla c'entrano con la ricerca seria? Gli stessi studiosi del Lombroso ammettono come lo scienziato occultasse le risultanze degli studi e degli esperimenti in contraddizione o non coerenti con le sue stupefacenti teorie.Villella morì in carcere a 70 anni molto acciaccato, malato di tisi, scorbuto e tifo. Immaginiamo le condizioni di detenzione dell'epoca. Lombroso, invece di perorare la grazia per un disgraziato simile, come avrebbe potuto e dovuto uno scienziato del suo pari, ritenuto a suo tempo un “luminare”, lo descrive «ipocrita, astuto, taciturno, cute scura, scarsa e grigia barba, folti i sopraccigli e i capelli ». Alla sua morte, gli fa l'autopsia ricavandone teoremi strampalati sulle origini fisiologiche della tendenza a delinquere. Anche le famose maschere di cera riproducenti il volto di detenuti, esposte nella sala dei teschi, Lombroso le aveva fatte passare per maschere di "grandi criminali", in realtà sono ritratti di poveracci morti in carcere quasi tutti giovanissimi, fra i 20 e i 30 anni, non si sa per quale motivo. Certo l'assistenza al carcerato non doveva essere delle migliori a quei tempi. Invece di denunciare e ottenere migliori condizioni di vita per il detenuto, i luminari del tempo si limitavano a ricavarne l'impronta del viso per scoprire eventuali conferme alle teorie “innatiste” tanto gradite ai ceti aristocratici di quel tempo, i quali vi scorgevano la conferma della loro attitudine alla supremazia sociale.
La Giunta dell'Amministrazione Provinciale di Catanzaro,con deliberazione n.ro 20 dell'11 Gen.2013,rnha approvato: Condivisione e sostegno alla iniziativa e agli scopi del Comitato Tecnico Scientificorn"No Lombroso" e del Comune di Motta Santa Lucia. IL presidente Wanda Ferro,il Vicepresidente Maurizio Vento e gli Assessori, Michelangelo Ciurleo,rnRoberto Costanzo, Salvatore Garito, Alessandro Isabella, Giacomo Matacera, Nicolantonio Montepaone,rnSergio Polisicchio.
Domenico (Mimmo) Gangemi, nato a S. Cristina d'Aspromonte (RC) il 19.10.1950 , ingegnere, è autore di numerosi romanzi di grande successo tra cui: Il passo del cordaio (Il sole 24 ore, 2002), Il giudice meschino (Einaudi, 2009), La signora di Ellis Island (Einaudi 2011), Il patto del giudice (Garzanti 2013). Gangemi collabora con La Stampa in - commenti alla cronaca e pagina della cultura e con testate locali, ha una rubrica in Calabria on web, sito ufficiale del Consiglio regionale, Membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci dice: Meritano sepoltura Villella e i macabri reperti esposti nel museo degli orrori di Lombroso. Merita sepoltura lo stesso museo, per l’inconsistenza dottrinale. E merita oblio il medico folle che ha impresso sui meridionali il marchio a fuoco di un discredito e di un razzismo basati su niente. Bisogna cancellarne la memoria, anche eliminando le strade a lui intitolate, persino nel Sud Italia. Lo immagino anima irrequieta e incacchiato di brutto, il povero Villella, con il cranio sezionato e scoperchiato nella calotta, smontato e rimontato, portato in giro per conferenze, se è vero che in certe notti di calma i suoi sbuffi infastiditi diventano raffiche di un vento improvviso e violento, simile a quello innaturale che si solleva dopo un terremoto dalle viscere della terra, e il suo spirito si aggira soffio caldo e tempestoso per le vie del paese e riesce a scuotere la campana grande della chiesa di S. Lucia finché il batacchio scandisce lento e lugubre il suono del mortorio mancato al suo trapasso. Terribile la sua rabbia specialmente la notte del 16 agosto e fu all’alba del giorno seguente, nel 1864, che Lombroso, nel laboratorio di Pavia, ne decapitò il corpo. Un vecchio decrepito, raggrinzito più dei pomodori seccati al sole e con lo sguardo non più del mondo, mi sussurra dentro un fiato, con un alito di voce, che a memoria sua, del padre e del nonno, mai Villella ha mancato quell’appuntamento: nel borgo si avverte un battito d’ali, insistito, potente, e niente che lo generi; è il tentativo del brigante, imprigionato alla terra ma proteso al Cielo, di librarsi in volo, anima finalmente libera; non ci riuscirà finché, come la crozza, il teschio, della canzone siciliana, dovrà lamentare “muria senz’un toccu di campani”, finché non lo accoglierà una terra consacrata. Poi, brigante… Sembra che non lo sia stato. Né nella accezione di tagliagole dedito al delitto. Né come resistente agli invasori – che furono i più, sebbene la storia, sempre coniata dai vincitori, continui scientemente a ignorarlo – in una guerriglia per fedeltà alla patria perduta, spesso sotto gli ordini di ufficiali del disciolto esercito borbonico. A me piace però immaginarlo un brigante sanguigno che ha piantato con soddisfazione rabbiosa il coltellaccio nella gola a carnefici in divisa comandati dal generale Cialdini – scampati alla giustizia terrena ma che avranno già passato primo, secondo grado e Cassazione di quella divina e saranno con la pala a rivoltare e attizzare la brace per l’eternità in un infimo girone dell’inferno, per aver sterminato migliaia di innocenti e distrutto interi paesi solo indiziati di dare asilo e protezione alle bande combattenti. Ci ha pensato la scienza oltraggiata, che sa anche essere burlona, a perpetrare la vendetta di Villella su Lombroso, quando, morto il luminare del nulla, gli allievi riservarono a lui lo stesso trattamento subito da tanti Villella e allibirono appena dalla conformazione cranica si dice sia emerso che possedeva la fossetta occipitale mediana del delinquente per nascita e che era affetto da cretinismo perpetuo. Leggenda vuole che, in quel mattino d’ottobre del 1909, risuonò una sghignazzata, alta, beffarda e con un’eco interminabile. Sovrastò ogni rumore terreno, frantumando l’aria quieta e sonnecchiante del laboratorio. Di chi poté essere, se non di Villella?
MDL (Memory, Diffusion, Language) è un’associazione di liberi professionisti napoletani, nata a Napoli circa tre anni fa, la cui missione è quella di promuovere la conoscenza e la valorizzazione di aspetti anche poco noti della cultura napoletana. Senza scopo di lucro, essa persegue esclusivamente finalità di conoscenza, diffusione, valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale del territorio e del paesaggio di Napoli, inteso anche in relazione a quello nazionale, europeo ed extraeuropeo. L'Associazione è oggi impegnata in un progetto di rilievo e catalogazione delle edicole religiose che a Napoli sono numerosissime e diversissime tra loro, per materiali, fogge e colori, rappresentando, nella loro poliedricità, un patrimonio artistico di valore internazionale, a torto ritenuto "minore", di cui si vuol diffondere la conoscenza in sinergia con altre associazioni sensibili al tema. MDL è contraria all’apertura del Museo dedicato a Cesare Lombroso, a Torino, coerentemente con la propria missione di ricerca culturale di alto valore etico. Pertanto ha deciso di aderire al Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso e diventarne testimonial. Il suo presidente, Prof. Arch. Lorenza Lanzetta, ne espone le motivazioni come segue: 1)- il Museo è concepito in modo da esaltare la figura di Cesare Lombroso e non sottolinea i risvolti razzisti che le sue teorie hanno avuto nel tempo. 2)- non fornisce un quadro completo dell’opera di Lombroso che studiò pure il ‘cretinismo’ a quei tempi largamente diffuso in Lombardia. Si trattava di una grave patologia dovuta all’alimentazione carente di iodio, caratterizzata da ritardo mentale e scarso sviluppo psichico. Ovviamente, di questo nel percorso espositivo del Museo non c’è traccia. Del ‘delinquente meridionale’ sì. 3)- la sua riapertura ha richiesto l’impiego di risorse pubbliche ingenti, diversamente e più utilmente utilizzabili per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale che troppo spesso cade in rovina per cronica mancanza di fondi. 4)- le teorie lombrosiane hanno favorito lo sviluppo del senso di minorità nelle popolazioni meridionali, ad oggi ancora non consapevoli del valore del patrimonio artistico-storico-culturale e delle risorse in senso lato presenti sui loro territori.No, decisamente di quel Museo degli orrori e degli errori non sentivamo l’esigenza! MDL preferisce e promuove tradizione e tutto ciò che è di sostegno alla vita.
Il Sindaco di Bianchi Francesco Prof. Villella e l'Assessore alla Cultura Pasquale Prof. Taverna ci comunicano la delibera di Giunta della Città di Bianchi di adesione agli scopi del comitato NoLombroso,-Condivisione e sostegno del Comune di Bianchi (Cs) alle iniziative ed agli scopi del Comitato Scientifico "No Lombroso"-(vedi testo delibera nella sezione press)rnrnrn
Domenico Mangone (Cariati 08/09/1963), avvocato, già Assessore Personale,Organizzazionee Polizia municipale Comune Torino (TO) e attualmente consigliere di maggioranza è Membro Testimonial del Comitato No Lombroso. Domenico Mangone ha protocollato e sostenuto la seguente mozione del Comitato No Lombroso che il giorno 14(01/2013 è stata approvata dalla maggioranza del Consiglio Comunale Torinese. Il dispositivo finale prevede l’impegno da parte dell’Amminstrazione Comunale di Torino a promuovere ogni utile azione per la restituzione dei resti di Giuseppe Villella esposti presso il museo Cesare Lombroso di Torino. MOZIONE SULLA NECESSITA' DELLA LEGITTIMA, ETICA E CRISTIANA SEPOLTURA DELLE SPOGLIE TRATTENUTE NEL MUSEO "LOMBROSO" DI TORINO - IL CONSIGLIO COMUNALE DI TORINOrnpremesso che: - in data 27 novembre 2009, in via Pietro Giuria, n.15, presso il polo museale facente capo alla Università degli Studi di Torino, è avvenuta la riapertura del Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso"; - il Museo trae origine dalla collezione privata che Cesare Lombroso allestì procedendo, per anni, a scorticare cadaveri, mozzare e sezionare teste, effettuare i più orripilanti interventi su individui ritenuti criminali, malati di mente, omosessuali e prostitute unicamente per le misure di parti del cranio e del corpo;rnil Museo contiene una raccolta di ben 904 crani, oltre a scheletri, cervelli e macabri oggetti tra cui maschere in cera, calchi in gesso, foto di volti di individui, anche di fanciulli, con precise etichette di condotte sociali devianti, riportanti scrupolosamente anche il luogo di nascita del soggetto esposto;- tenuto conto chernl'attività e la produzione bibliografica di Cesare Lombroso (all'anagrafe Marco Ezechia Lombroso – Verona 6 novembre 1835-Torino 19 ottobre 1909) è interamente permeata dall'idea di razzismo scientifico, di cui il medico veronese è stato capostipite, con teorie che accostano le caratteristiche fisiche degli individui ai difetti mentali e ai comportamenti criminali e che hanno costituito la piattaforma ideologica del razzismo di matrice nazista;- le teorie aberranti del Lombroso e dei suoi seguaci, nel periodo post-unitario, contribuirono a pregiudicare la matrice unitaria e la coesione nazionale, ossia un equilibrato sviluppo del Paese, applicando malevolmente all'interno della nazione i teoremi sulle presunte inferiorità razziali; constatato chernesistono da secoli irrinunciabili valori umani, morali e religiosi, patrimonio acquisito della nostra civiltà, a difesa della dignità dei defunti, nonché disposizioni e principi di diritto, accolti dall'intera comunità internazionale, che tutelano la dignità dell'uomo e il rispetto dovuto ai suoi resti mortali;- la finalità dichiarata della riapertura del Museo, con l'esposizione conseguenziale di resti umani, potrebbe risultare non conforme tanto agli uni valori quanto agli altri principi;- preso atto che un crescente movimento d'opinione testimoniato da intere cittadinanze e svariati rappresentanti del mondo della cultura, condensato nel Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso”, ritiene doveroso eticamente, cristianamente e da consolidata civiltà giuridica procedere alla sepoltura dei resti tuttora trattenuti, senza alcuno scopo scientifico, nel Museo “Cesare Lombroso”, oltre a provvedere a studiare tutte le più utili modificazioni nominali e sostanziali che possano consentire alla stessa istituzione una accettabile attività;rnconsiderato che quanto fin qui esposto implica, per tutte le forze sociali e politiche, la ineludibile necessità di agire con la massima consapevolezza e responsabilità, al fine di restituire la giusta tutela alla pietas verso i defunti, nonché dignità a resti mortali che per il nostro patrimonio etico, culturale e giuridico sono sacri e inviolabili in quanto ovunque si nasca e si cresca si rimane sempre parte della famiglia umana;- IL CONSIGLIO COMUNALE impegna il Sindaco e l'Amministrazione Comunale a promuovere ogni iniziativa che rientri nelle proprie competenze, affinché si giunga alla restituzione delle spoglie trattenute nel Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino ai discendenti o Amministrazioni Comunali di origine che ne avessero fatto richiesta, ovvero, per i resti incogniti, che nessuno può reclamare, accogliere la disponibilità manifestata da don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità di Napoli, affinché tali resti vengano inumati nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli, altresì luogo di asilo dei perduti per eccellenza.rn
Eugenio Bennato non è solo un cantautore tra i più conosciuti ed amati dal pubblico, egli è soprattutto un emblema della sintesi musicale mediterranea che, partendo dall’epicentro partenopeo, egli fa pulsare ed allargare fino a coprire tutta l’Europa ed oltre. La sua musica è sicuramente influenzata dalla passione per la fisica, disciplina in cui si laurea giovanissimo presso la Federico II di Napoli. Lo si comprende proprio seguendo il suo progredire musicale fatto di costante ricerca di assonanze e ritmi, patrimonio di tutti i popoli mediterranei, e che egli via via perfeziona ed amalgama, con precisione matematica. La sua storia artistica è un crescendo continuo di successi, a partire dal suo brillante esordio con La Nuova Compagnia di Canto Popolare (1969), di Musicanova (1976),dalla composizione della Colonna Sonora l’Eredità della Priora di Carlo Alianello e La Stanza dello Scirocco, fino a i successi commerciali di Sole Sole e le Città del Mare ( con il fratello Edoardo). Nel 1998, fonda il movimento Taranta Power, spingendo così la sua sperimentazione musicale verso orizzonti prima impensabili e coinvolgendo con grande successo tutta l’Europa dell’est fino a Tallin, ad Ovest USA, Canada ed Argentina e a Sud il Nord Africa. Sempre ed ovunque il “leit motiv” del suo progetto restava e resta quello di far conoscere i balli Popolari del Sud Italia, la sua storia, i suoi dolori, le sue gioie e le sue speranze. Con Eugenio Bennato i Briganti del Sud tornano a nuova vita, non eroi ma semplici uomini e donne che con la loro testimonianza hanno permesso, nella buona e cattiva sorte, di mantenere alta la Dignità delle genti del Sud Italia…un amore, quello di Eugenio per la sua terra, che lo travolge quotidianamente e che egli offre a tutti noi con la semplicità di un fanciullo. Eugenio Bennato, membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dice: “Alla chiusura dell'orrido museo Lombroso dovrebbero essere più interessati i miei amici intellettuali e artisti del Nord, i musicisti della musica occitana, i discepoli della poesia di Fabrizio De André, i giovani che scendono al sud nelle feste popolari e vivono la musica come abbattimento dei pregiudizi e delle frontiere. L'ignoranza non può avere un museo, loro lo sanno, e saranno loro a intervenire. Quando questo avverrà, sarà una grande festa per la civiltà e per l'unità di tutti gli italiani.” Eugenio Bennato
Emilia Urso Anfuso, giornalista indipendente, si occupa di Politica e inchieste. Ha fondato – nel 2006 – la testata indipendente di Politica, Inchieste, Cronaca e Cultura www.gliscomunicati.it di cui è Direttore. Collabora con altre testate. Ideatrice e Presidente – dal 2009 – del Movimento Nazionale apartitico “NoiNazione” www.noinazione.it a sostegno dei diritti civili. Attivista politica indipendente: sue molte campagne nazionali contro la pedofilia, la violenza contro le donne, i diritti civili. Ha pubblicato nel 2009 la trilogia “Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità” Una ampia raccolta di articoli pubblicati su varie testate che affrontano diversi temi socio politici. Emilia Urso Anfuso, Testimonial del Comitato No LOmbroso ci dice: “E’ difficile collocare “Cesare” Lombroso – il cui vero nome era Marco Ezechia, nome che decise di cambiare in età adulta ‐ totalmente nel settore dei “non giusti” e questo “grazie” al fatto che ancora oggi sono molte le persone che, accademica mente, prendono a modello le metodiche pseudoscientifiche anche se a livello puramente teorico. Il Lombroso divide, in ogni caso. Divide gli animi e le convinzioni. Se è pur vero che a lui dobbiamo l’approccio inziale della moderna criminologia, non è possibile dimenticare come le sue “convinzioni scientifiche” abbiano mietuto vittime persino a volte del tutto innocenti. Il cosiddetto “criminale per nascita” del Lombroso è un tema ancor oggi dibattuto in alcuni ambienti accademici e ci si augura che non sia mai più applicato come metodica discriminatoria, pena l’attuazione del più alto livello di vessazione e negazione dei diritti umani. Rendere “sacro” il lavoro del Lombroso attraverso qualsiasi progetto stabile di memoria – vedi il Museo “Lombroso” dell’Università di Torino – è a mio parere l’atto più criminale che possa essere inflitto all’umanità, in considerazione anche del fatto che appare come una possibile minaccia di future riprese in considerazione delle metodiche di “selezione della specie” attraverso lo studio morfologico. Aberrante a dir poco. Peccato poi, che poco si evidenzi come, alla mor e del Lombroso l’esame autoptico compiuto sui suoi resti, evidenziò – attraverso l’analisi del suo stesso cranio – come egli fosse affetto da…Cretinismo. A conferma del fatto che, l’aguzzino era egli stesso non del tutto capace di intendere e di volere se non addirittura affetto da una forma di ritardo mentale…
Il Sindaco di Bari Emiliano dott. Michele ci comunica la delibera di Giunta della Città di Bari di adesione agli scopi del comitato No Lombroso il giorno 26/10/2012.rnrnC O M UN E D I BARI, DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE, SEDUTA DEL 26 OTTOBRE 2012, DELIBERA N.603, O G G E T T O, ADESIONE ALLE INIZIATIVE DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO NO LOMBROSO"rn(vedi testo delibera nella sezione press)
Mario Occhiuto, attuale Sindaco di Cosenza, Nasce nel 1964 e si laurea in architettura a Firenze.Brillante la sua carriera professionale che lo porta in breve alle massime espressioni dal progetto architettonico ed urbano al progetto ambientale e paesaggistico, fino all’arredamento ed al design puro. Partecipa al dibattito contemporaneo attraverso convegni, mostre e pubblicazioni di rilievo nazionale e internazionale sui diversi temi della architettura, con particolare interesse verso la sostenibilità, lo sviluppo urbano, la valorizzazione del paesaggio e la tutela dei beni culturali.E‘ stato curatore delle mostre: “Visioni Italiane. Architettura e design verso un ambiente sostenibile", Pechino 2006, "Sustainable Cities in Italian Style"e "Il Giardino all'italiana. Architettura di emozioni", entrambe presso l’Expo Universale di Shanghai 2010,"La Protezione dell'Ambiente in Cina", Roma 2010.Ha inoltre al suo attivo diverse pubblicazioni quali: Verso la città sostenibile. L'Esperienza cinese di Huai Rou, Electa 2007 (con F. Butera); La città accessibile, Alinea Ed., Firenze 1991 (con B. Lentini).È stato componente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Ambientali presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e membro del Comitato Tecnico Scientifico per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero dei Beni e le Attività Culturali.rnMembro dell'Unità Tecnica Operativa per i Balcani, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la ricostruzione dei paesi dell'area balcanica. E‘ Professore incaricato nella Facoltà di Ingegneria presso l'Università della Calabria e p residente dell'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Cosenza.E' menzionato nel Winning Italy 2010. Ha ricevuto il Premio Nazionale Laurentius 2010, il Premio “Calabresi nel mondo del lavoro 2010”, il China Trader Award 2008. Mario Occhiuto é membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso in qualità di cittadino del mondo, calabrese, e Sindaco di Cosenza, per sostenere una battaglia a difesa della dignità dei popoli del Mezzogiorno, in particolare della gente calabrese e del Sud Italia, vittime delle teorie razziste e degli accanimenti etnici di cui si rese artefice Cesare Lombroso.
L'Amministrazione Comunale di Aprigliano (CS) comunica di aver deliberato in Consiglio Comunale all'unanimità l'adesione agli scopi del comitato No Lombroso il giorno 12/06/2012.
Il prof. Gino Cesare Gasbarrone ci comunica che il Comune di Sonnino (LT) è Testimonial del nostro Comitato per effetto della delibera del 20 dicembre 2010, quando egli era Sindaco della Città: Vista la nota del Comitato „No Lombroso“ a noi pervenuta il 1/12/2010 prot. 11516 nella quale si sensibilizzavano le Amministrazioni interessate ad intervenire al fine di rispettare la dignità dell’essere umano;rnRitenuto che è condivisibile il principio per il rispetto in particolare verso chi non ha avuto una degna sepoltura dopo la sua morte;rnConsiderato che è doveroso riportare le spoglie o ciò che resta del nostro concittadino, vissuto nell‘800 e conosciut come brigante Gasparone, che sono state nei tempi passati oggetto di studi scientifici e attualmente risultano far parte di un museo di Torino;rnEvidenziata la volontà dell‘Amministrazione di recuperare le residue spoglie trattenute a Torino del Sonninese Gasbarrone Antonio meglio noto all’epoca come Capobanda nello Stato Pontificio;rnVisto l’esito della votazione palese espressa per alzata di mano con il seguente risultato:rnrnPresenti n.13rnVotanti n.13rnAstenuti nessunornVoti favorevoli n.13rnVoti contrari nessunornrnDeliberarnrn1) Di dare mandato al Sindaco perchè metta in atto tutte le iniziative necessarie per riportare a Sonnino i resti di „Gasparone“ e qualunque altro oggetto che gli appartenga.
L'Amministrazione Comunale di Botricello, attraverso il Gruppo Consiliare di maggioranza "Botricello nel cuore", comunica di aver deliberato in Giunta Comunale l'adesione agli scopi del comitato No Lombroso il giorno 19/06/2012, punto 6 del documento.
Il Sindaco Giuseppe Amelio comunica che in data 8 giugno 2012 è stata deliberata l'adesione del Comune di Sellia Marina (CZ) agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso.rn
Il Sindaco Antonio Martone comunica con delibera n.46 del 23/05/2012 l'adesione del Comune di Rogeno (LC) agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso".
Il Sindaco Giuseppe Pitaro ci comunica che il Comune di Torre Ruggiero ha aderito al Comitato No Lombroso (8 giugno 2012).
Il Sindaco Sig.ra Cristina Bartesaghi comunica con atto prot. n.4541 del 12/06/2012 l'adesione del Comune di Abbadia Lariana (LC) agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso".
Il Comune di San Giovanni in Fiore ha aderito al Comitato No Lombroso con voto unanime il giorno 11 giugno 2012. rn
L’Altra Napoli è un’Associazione Onlus, fondata nell’ottobre del 2005 da un gruppo di napoletani che vivono altrove ma che si sentono “napoletani dentro”, decisi ad impegnarsi in prima persona nel rilancio della città perché convinti che sia possibile aiutare Napoli a ritrovare la sua dignità. Attualmente l’associazione conta circa 1000 soci, rappresentativi di ogni classe sociale, manager, professionisti, imprenditori, e semplici cittadini, tutti con un unico grande sentimento, la voglia di riscatto per la propria città. L’Associazione ha tre obiettivi: Ideare e sviluppare in prima persona progetti di riqualificazione urbanistica e di aggregazione sociale in una delle aree maggiormente degradate di Napoli – il Rione Sanità - con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei residenti, avviando nuove opportunità di sviluppo e di occupazione;Stimolare l’impegno civile di un numero crescente di cittadini, scuotendo le loro coscienze e alimentando con ricerche e convegni il dibattito sui principali temi per lo sviluppo della città (legalità, riqualificazione urbanistica, la “risorsa mare”, ecc.); Sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale sull’importanza della questione-Napoli, e sollecitare le istituzioni locali e nazionali affinché adottino misure specifiche per il ripristino delle normali condizioni di legalità e per il rilancio economico e sociale della città. L’Altra Napoli Onlus (www.altranapoli.it) è impegnata dal 2006 in un grande progetto di riqualificazione urbanistica, artistica e sociale del Rione Sanità, considerato una vera e propria periferia all’interno del centro storico di Napoli. L’Associazione L’Altra Napoli ONLUS, membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci comunica: Riteniamo che la sepoltura dei resti mortali, inutilmente esposti al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, sia un atto dovuto che segna il confine tra la civiltà e la barbarie. La morte rende tutti uguali e liberi, come il grande Totò insegna… Chiediamo quindi di restituire finalmente pace a chi, dopo secoli, attende ancora di veder riconosciuto l’estremo diritto alla sepoltura. Il nostro appello mira a che le spoglie martoriate vengano restituite ai propri cari affinché possano provvedere alla loro degna collocazione, mentre per i resti “incogniti”, privi di reclamo, sosteniamo la proposta avanzata dal parroco del Rione Sanità padre Antonio Loffredo: inumarli nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli, asilo dei perduti per eccellenza.
Il Sindaco Sicilia Antonio ed il Vicesindaco Domenico Vulcano comunicano che Il Comune di Crucoli(KR) ha aderito al Comitato No Lombroso con delibera n. 30 del 22 maggio 2012.
Il Comitato di Promozione Culturale Calabrese, Calabresi di Parma, aderisce alla richiesta del Comitato “No lombroso”, ne condivide, la motivazione e le finalità e chiede che venga posto fine a questo scempio iniziatore delle teorie razziste e fasciste che tanto danno hanno arrecato al nostro paese. Il museo va chiuso, le spoglie restituite ai comuni di appartenenza i quali provvederanno a degna sepoltura. Offende altresì la memoria storica dei tanti calabresi che hanno combattuto nel risorgimento, nelle guerre mondiali e nella guerra di resistenza.Proprio in Piemonte operò uno dei primi raggruppamenti partigiani di origine calabrese, denominato in seguito “Italo Rossi” e che fu la prima brigata che entrò nella Torino liberata in onore della famiglia Francesco, Italo, Bruno e il padre Oreste Rossi. Oreste Rossi cadde fucilato da un plotone d’esecuzione a Castagneto Po a Torino (medaglia d’argento al valore militare). Italo fu insignito della medaglia d’oro al valore militare alla memoria. In suo onore fu soprannominata una divisione della I brigata Matteotti, la “Italo Rossi”.rnrnIl Coordinatore dell'Associazione ; Dott. Raffaele D'Angelo
rp- A42- N. 278 –nonl Reggio Calabria, 10.05.2012 +++ -uscr Su mozione dell'on. Giuseppe Giordano:rnIl Consiglio regionale della Calabria, a conclusione della seduta odierna, ha approvato, tra l’altro, una mozione con cui “impegna il Presidente e la Giunta regionale a promuovere ogni iniziativa che rientri nelle loro competenze, anche accogliendo e sostenendo moralmente il Comitato No Lombroso, affinché si giunga alla restituzione delle spoglie trattenute nel Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino ai discendenti o Amministrazioni comunali di origine che ne avessero fatto richiesta, ovvero, per i resti incogniti, che nessuno può reclamare, accogliere la disponibilità manifestata da don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità di Napoli, affinché tali resti vengano inumati nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli, altresì luogo di asilo dei perduti per eccellenza”. La mozione, in particolare, sottolinea che “la Giunta Comunale di Motta Santa Lucia (Cz) ha adottato da tempo un deliberato con cui si dà mandato al sindaco, avv. Amedeo Colacino, di fare quanto nelle sue prerogative istituzionali per ottenere la restituzione delle spoglie del brigante Giuseppe Villella (nel cranio del quale Cesare Lombroso asseriva di avere individuato la famigerata fossetta occipitale mediana), tuttora “ignobilmente esposte nel Museo Cesare Lombroso di Torino”. Inoltre, si segnala che “per la restituzione delle spoglie dello stesso Giuseppe Villella si è attivato Sua Eccellenza Antonio Reppucci, Prefetto di Catanzaro, che ha posto la questione all'attenzione del Ministero dell'Interno”. La mozione, pienamente condivisa dal presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico (che l’ha siglata) e dall’assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri, che ha definito l’iniziativa “non nostalgica, né conservatrice” ed il caso Villella “l’archetipo della presunta minorità del Mezzogiorno” è stata siglata dai consiglieri regionali Giuseppe Giordano (Gruppo IDV); Alfonso Dattolo (capogruppo UDC); Emilio De Masi (capogruppo IDV); Gianpaolo Chiappetta (capogruppo PDL) Francesco Talarico (Presidente Consiglio regionale); Domenico Talarico (Gruppo IDV); Sandro Principe (capogruppo PD); Giulio Serra ( capogruppo Insieme per la Calabria – Scopelliti presidente); Giuseppe Bova (capogruppo Misto); Giovanni Bilardi (capogruppo Scopelliti presidente)
Il Sindaco Mario Talarico comunica che Il Comune di Carlopoli ha aderito al Comitato No Lombroso con delibera n. 23 del 24 aprile 2012.
Il Sindaco Claudio Scavera ed il Consigliere Angelo Scuderi ci pregiano della seguente comunicazione: Il Consiglio Comunale, Vista la nota del Consigliere Scuderi prot. n. 2020 del 9/2/2012, Uditi gli interventi effettuati dai Consiglieri, Visto l'O.A.EE.LL- vigente nella regione Siciliana, come modificato ed integrato dalla LL.RR. nn.48/1991 e 30/2000; ad unanimità di voti, espressi per alzata di mano -DELIBERA- 1) Di fare voti all'istituto Comprensivo "Giovanni Paolo II" affinchè venga rimossa l'intitolazione ad Alfredo Niceforo del plesso scolastico adibito a scuola media inferiore giacchè tale denominazione, proprio per le ideologie propugnate dal criminologo ed antropologo di scuola lombrosiana, appare in contrasto con la funzione educativa demandata all'istituzione scolastica.") di aderire alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso"...
L'Associazione Culturale "Libera i Libri", particolarmente attiva sul territorio pugliese nell'opera di recupero della "storia negata" e fondamentalmente protesa al rilancio della cultura del Sud è Testiomonial del Comitato Tecnico Scientifico No LOmbroso e tramite il suo presidente Sig. Filomeno Cafagna ci comunica la seguente riflessione: Ci si appresta a festeggiare il 67° anniversario della liberazione del popolo italiano dall’«oppressione» nazifascista, un risultato ottenuto con il sacrificio di uomini e donne di ogni età, provenienti da diversi ceti sociali e con diverse idee politiche e religiose. In comune costoro possedevano la volontà di lottare, ognuno con i propri mezzi, per ottenere la libertà in senso lato, il rispetto della dignità individuale e l'uguaglianza tra i popoli. Nonostante sia imminente la celebrazione di così alti ideali, a Torino, in quella che fu la prima capitale dello stato unitario, ancora oggi, quotidianamente, si continuano ad aprire le porte del museo dedicato a Cesare Lombroso. Non ci sarebbe nulla da eccepire, se, come principale ed unica attrazione del museo, non ci fossero circa novecento crani, molti di gente della nostra terra, che da più di un secolo attendono degna sepoltura. Nel museo, quasi ogni giorno, vengono accompagnate in visita scolaresche di ogni età. Trattandosi di persone che non possiedono gli strumenti culturali per contestare le teorie di Cesare Lombroso, l'esposizione di alcuni reperti ben etichettati finisce per confermare l’idea della ‘minorità’ degli italiani del sud e, peggio ancora, la convinzione che siano ‘delinquenti per natura’. Esprimiamo quindi la nostra contrarietà alla riapertura del museo Lombroso, sia perché rappresenta uno strumento di diffusione di teorie razziste (in particolare nei confronti dei meridionali), sia perché non rispetta il sentimento di pietas verso le persone defunte, che restano esposte al pubblico invece che trovare degna sepoltura. L’associazione Culturale “Libera i Libri” di Trani, nonostante la sua giovane età ed in virtù dei suoi principi ispiratori, si propone come testimonial del Comitato Tecnico Scientifico NoLombroso, abbracciandone e perorandone la causa.Inoltre s’impegna, per quanto sia nelle sue possibilità di operare, affinchè la struttura torinese venga chiusa al pubblico e le mortali spoglie esposte possano ricevere degna e cristiana sepoltura.Trani li, 19/04/2012rn
Il Sindaco Sig. Francesco Fragale comunica con lettera Prot. 1221 del 13/04/22012 che con delibera N.ro 18 del 4/04/2012 della Giunta Comunale il Comune di San Pietro Apostolo (CZ) ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" con pieno sostegno. Il Comune di San Pietro Apostolo è stato recentemente insignito di onorificenza dal Presidente della Repubblica in occasione del 150mo Anniversario dell'Unità d'Italia e ciò rende questa adesione carica di significati per il tanto atteso riequilibrio Nord-Sud e che il ritorno in patria dei resti di Giuseppe Villella suggellerà. rn
Il Sindaco Arch.Giuseppe Conti comunica con atto prot. n.3177 del 11/04/2012 l'adesione del Comune di Garlate (LC) agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso".
Il Sindaco Dott.Gian Mario Fragomeli comunica che con delibera della Giunta Comunale n.3940 del 06/04/2012 il Comune di Cassago Brianza (LC) ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" con pieno sostegno personale e dell'Amministrazione Comunale agli scopi statutari ed in particolare condividendo il duplice intento di perseguire ogni forma di ignoranza, intolleranza, violenza, censura, ingiustizia, discriminazione e razzismo derivante dalle ormai sconfessate teorie lombrosiane e di riconoscere il diritto di ogni essere umano al rispetto delle proprie spoglie mortali e ad una degna sepoltura.rnrnrnrn
Il Sindaco Dott.Riccardo Mariani comunica che con delibera della giunta comunale n.4620 del 14/03/2012 il Comune di Mandello del Lario (LC) ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" con piena adesione personale e dell'Amministrazione Comunale agli scopi statutari ed in particolare alle modificazioni museali ed alla restituzione dei resti ai discendenti o ai paesi di origine.rn
Il Sindaco Avv.Giuseppe Borgonovo comunica che con delibera della giunta comunale n.16 del 29/02/2012 il Comune di Bosisio Parini (LC) ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" deliberando: 1) di esprimere condivisione all'attività e agli obiettivi che animano l'origine del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" in modo particolare con riferimento alle conseguenze dell'operato del clinico veronese Cesare Lombroso e delle sue teorie; 2) di esprimere altresì condivisione circa la modificazione che si vorrebbe apportare al Museo di Torino con particolare attenzione alla restituzione dei resti ivi trattenuti, ai fini di una degna sepoltura.
Il Sindaco Sig. Baldassarre Mauri comunica che con delibera della giunta comunale n.1653 del 5/03/2012 il Comune di Civate (LC) ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" con piena adesione personale e dell'Amministrazione Comunale.rnrn
Il Sindaco Dott. Virginio Brivio comunica che con delibera della giunta comunale n. 7099 VB/sr del 15/02/2012 il Comune di Lecco ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso" dichiarandone la più ampia condivisione.
Antonio Larocca, già Sindaco di Alessandria del Carretto (CS), si dedica da oltre vent’anni alla rinascita socioculturale della sua terra calabrese non senza aver vissuto personalmente la triste esperienza dell’emigrazione. Docente di “Patrimonio Naturalistico”, fondatore della cooperativa Megale Hellas, già presidente del Gruppo Speleologico “Sparviere”, istruttore nazionale di Speleologia presso la società Speleologica italiana, collaboratore presso i più prestigiosi catasti speleolologici d’Italia e di Grecia è tra le più note firme delle riviste di settore. Ha pubblicato diversi articoli e saggi di interesse internazionale tra i quali ricordiamo: Le gole del Raganello, Francavilla Marittima, Le Grotte della valle del Mercure, Il Pollino Orientale. Particolare è stata la sua attenzione al periodo storico post-unitario con la pubblicazione del libro “La banda di Antonio Franco” in cui narra del brigantaggio di resistenza all’’Unità Italia nel Pollino calabro-lucano. Antonio Larocca è stato il primo Sindaco d’Italia a proporre il cambiamento di nome ad alcune vie della sua città, ordinariamente intitolate ai personaggi rituali dell’agiografia risorgimentale, ponendo la questione “”Brigantaggio, Toponomastica e Storia Patria. Antonio Larocca, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” ci dice: Quando si pensa ad un carnefice, viene subito alla mente Josef Mengele che durante la seconda guerra mondiale operò ogni sorta di nefandezza su quei prigionieri barbaramente rinchiusi nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz. Un nome e un luogo che ancora oggi incutono terrore e tutti ci facciamo la stessa domanda: “come mai in quell’epoca vi fu una tale disumanità?”. Quello fu solo l’epilogo di un lungo e terrificante periodo razzista che cominciò a rafforzarsi a metà ottocento in tutta Europa ed in modo particolare nel Regno del Piemonte dove le mire espansionistiche dei Savoia, per puri motivi di potere e supremazia razziale, degenerarono. Simbolo di questa degenerazione è senza alcun dubbio Cesare Lombroso. Medico militare al soldo di quell’esercito piemontese, ebbe modo di elaborare una diabolica teoria secondo la quale “criminale si nasce”. Occorreva però, che tale idea venisse confermata da “esperimenti scientifici” e quale occasione migliore se non l’invasione del Sud da parte dell’esercito dei Savoia e quindi di una disponibilità enorme di gente geneticamente …criminale?! Secondo Lombroso …i criminali non delinquono per atto cosciente e libero di volontà malvagia, ma perché hanno tendenze malvagie che ripetono la loro origine da un’organizzazione fisica e psichica diversa dall’uomo normale.... L’idea “lombrosiana” …trova il suo compimento nella dottrina dell’“atavismo”: il delinquente è un “pazzo atavico” che riproduce gli istinti dei suoi progenitori, le cui caratteristiche possono essere ricondotte ai primitivi uomini carnivori dominati dagli istinti “selvaggi”… . Ma se attuassimo queste teorie, come potremmo definire i patrocinatori e i capi del Lombroso, responsabili certi di innumerevoli atrocità legislative e di efferate azioni sul campo operate nel Sud Italia durante il cosiddetto periodo unitario? Delinquenti o cosa? Immaginate se avessimo a disposizione i cadaveri di tutti questi “illustri e grandi personaggi” che fecero (per modo di dire) l’Italia, in modo da studiare, ispirati da Lombroso, le loro caratteristiche fisiche al fine di dedurre le loro tendenze psichiche e patologiche! Chissà su quanti di loro troveremmo …alla base del cranio la fusione congenita della parte corrispondente dell'occipite con l'atlante, ed altre caratteristiche anomale, quali ad esempio la mancanza della cresta occipitale interna, la deformazione della cresta mediana ed altre deformazioni delle ossa craniche, che spinsero il Lombroso a considerare che quelle peculiari caratteristiche ossee avessero avuto una certa qual influenza sull'attività del cervelletto… . Sarebbe davvero interessante verificarlo e chissà quante sorprese uscirebbero fuori, quindi come potrebbero essere definiti coloro che fecero editti o leggi razziali e sanguinarie, ordinando, attuando, appoggiando distruzioni di interi paesi e fucilazioni di massa. Come potrebbero essere definiti coloro che promisero terra ai contadini, nuova vita e leggi migliori ma che alla fine gli dettero in cambio piombo. Come potrebbero essere definiti coloro che attuarono nei confronti degli ex soldati borbonici vili azioni per il solo scopo di sterminarli. Come potrebbero essere definiti coloro che indissero e soprattutto falsificarono il “famoso” plebiscito di annessione al Regno del Piemonte per il solo scopo di dominare e prevalere sugli altri. Gli autori di tutto questo e delle barbarie compiute nei successivi 85 anni possono solo essere semplicemente detti “delinquenti di nascita”! Non sono capace di sconfessare scientificamente i lugubri studi “lombrosiani”, ma certo è che l’inventore, ma anche chi li ha appoggiati (direttamente o indirettamente) e ancora li appoggia, non può certamente essere definita una persona normale. In ogni modo per convincermi della nefandezza delle tesi “lombrosiane” e della malvagità innata di chi le ha attuate a metà ‘800, in particolar modo a discapito di una grossa fetta di meridionali, a me basta osservare quelle centinaia di foto dell’epoca che riprendono briganti o presunti tali (vivi o finti vivi) sfregiati nel loro corpo e derisi dai loro carnefici come se fossero una misera preda di caccia. Mi basta inoltre guardare quelle centinaia di crani, di cervella, di facce umane mummificate, ecc. depositate e messe in bella vista ancora oggi (sic.) presso il Museo Lombroso di Torino. Per tutto questo accolgo pienamente la proposta del Comitato “No Lombroso” di …rimozione delle teorie criminologiche di Cesare Lombroso dai libri di testo nonché alla soppressione di ogni commemorazione odonomastica e museale a nome "Cesare Lombroso", insieme alla promozione di un Disegno di Legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo… Antonio Larocca
Il Sindaco Dott. Giovanni Codega comunica che con delibera della giunta comunale n. 517 del 24/01/2012 il Comune di Malgrate (LC), con voto unanime su proposta degli 'assessori Floro Rauti e Carmine De Lillo, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso con particolare riguardo alla sepoltura dei resti di tutte le persone tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino ed in qualunque altra sede museale d’Italia.
Il Sindaco Avv. Domenico Matera comunica che con delibera della giunta comunale n. 208 del 20/01/2012 il Comune di Bucciano (BN), con voto unanime su proposta dell'assessore Carlo Iuliucci, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso manifestando il sostegno del Comune di Bucciano e la più ampia disponibilità a contribuire alla realizzazione degli obiettivi.
Il Sindaco Dott. Ing. Marco Rusconi comunica che con delibera della giunta comunale n. 25049 del 28/12/2011 il Comune di Valmadrera (LC), con voto unanime su proposta dell'assessore Emilio Zangari, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso con particolare riguardo alla sepoltura dei resti di Giuseppe Villella e di quanti sono tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino.rnrnrnrn
Gigi Di Fiore, laureato in giurisprudenza e giornalista professionista dal 1985, redattore al Giornale con Indro Montanelli ed attualmente inviato speciale de Il Mattino si dedica da oltre un ventennio agli studi sul periodo risorgimentale che egli ritiene a buona ragione il fondamento per comprendere le divisioni ed i problemi dell'Italia. La sua brillante carriera di scrittore gli è valsa numerosi ed ambiti premi letterari (Premio Saint Vincent nel 2001, Premio Torre, premio "Tommaso Pedio", Premio letterario città di Melfi, premio "Landolfo d'Oro", premio "Guido Dorso") ma soprattutto il ruolo indiscusso di "revisionista" storico di riferimento del periodo risorgimentale per la meticolosa cura delle documentazioni ufficiali che corredano i suoi scritti. Tra le numerose sue opere ricordiamo: "Potere camorrista", "Io Pasquale Galasso", "1861-Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato", "I vinti del Risorgimento", e "La camorra e le sue storie", "Controstoria dell'unità d'Italia - fatti e misfatti del Risorgimento", "Gli ultimi giorni di Gaeta". Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive (Samarcanda, Costanzo show, il Processo del Lunedì, l'Appello del martedì, Chi l'ha visto, Italia che vai, Uno mattina, Sabato e domenica, Blu notte, La storia siamo noi). Gigi Di Fiore, membro Testimonial del Comitato Tecnico “No Lombroso” ci dice: …Ricordo che, nei programmi dell'esame facoltativo di Antropologia criminale a Giurisprudenza, si faceva riferimento alle teorie lombrosiane. Preferii inserire nel mio corso di studi un altro esame, legato alla storia (guarda un po'!). Presi dall'eterno dilemma di comprendere l'origine del comportamento criminale, i teorici della psiche umana si sono sempre divisi tra teorie comportamentali legate al Dna individuale e all'influenza familiare contrapposte a teorie sociali legate invece all'influenza del contesto storico e geografico in cui si agisce. Certo, uno come Lombroso dava una mano risolutiva al dilemma e consentiva, nel Ventennio fascista, di inserire nel codice Rocco la figura del "delinquente abituale", con tutto il suo corollario di conseguenze nel calcolo della pena. Il vero influsso negativo di Lombroso fu però nei suoi epigoni, ahimé spesso meridionali, come il napoletano Pasquale Penta, che visse tra il 1859 e il 1904, docente all'Università partenopea, che si divertì a studiare Crocco quando era detenuto. Nel mio "Controstoria dell'unità d'Italia", pubblicato per Rizzoli in prima edizione nel 2007, a proposito del brigantaggio e di Lombroso mi dilungo molto su questi cloni di Lombroso. Il più nefasto fu certamente Alfredo Niceforo, siciliano di Castiglione, che visse tra il 1876 e il 1960 (molto longevo). Fu lombrosiano dichiarato e scrisse un inquietante testo intitolato "Italiani del nord e italiani del sud", pubblicato nel 1901 per i Fratelli Bocca di Torino (sarà un caso?). Vi sosteneva, oltre alla superiorità della razza bianca, anche quella degli italiani che vivevano nelle regioni settentrionali rispetto agli altri. Sui meridionali come lui, aveva idee chiare. Era una "razza maledetta" da trattare con ferro e fuoco. Altro che Lombroso che, al suo confronto, appare un dilettante. Ma al sud si è abituati a sputare in alto, sicuri che la saliva, alla fine, ricadrà su noi stessi. Basta vedere quanti leghisti al nord sono figli di meridionali. Una marea. E allora, va bene contestare Lombroso e le sue teorie. Ma dovremmo anche approfondire quanto male fecero i suoi discepoli, che furono numerosi al sud. I meridionali, si sa, credono di essere accettati di più parlando sempre male di se stessi da 150 anni. E diventano i principali nemici del Mezzogiorno, esaltando tutto ciò che viene da fuori e trattando acriticamente tutto ciò che si fa al Sud. Chiudiamo il museo Lombroso e sostituiamolo con un altro museo, dove, in maniera ironica, si sputtanano gli epigoni di Lombroso. Ci sarà da divertirsi. Ma anche da vergognarsi di quanto male facciano i cattivi maestri. Specie su chi non conosce la storia e non vuole aprire libri diversi da quelli scritti da chi si è scelto come proprio educatore. Anche oggi, di esempi ce ne sono tanti. Gigi Di Fiore
Luigi Angiuli, drammaturgo, regista, – attore, fondatore e direttore artistico della Compagnia il «Vello d’oro», consegue il Diploma in Arte della recitazione e successivamente la Laurea in Scienze dello Spettacolo ed ancora l’Idoneità all’Insegnamento di «Regia Cinematografica e Teatrale »; pluripremiato nel corso della sua ultracinquantennale carriera artistica ed attuale direttore della Compagnia Teatrale “Il Vello D’Oro”. Notevole è la sua creazione di testi teatrali e di sceneggiati trasmessi dalla Rai: da «La testimonianza» (Processo a Gesù), a «Cesare Pavese», da «Federico Garcia Lorca», a «Perché non canto i lillà» dal «Canto Generale» di Pablo Neruda, da «Come ramo di Cristallo Spezzato», su Pier Paolo Pasolini, a «Da Matteotti a Piazzale Loreto», a «La Giostra dell’Oca», a «Stupor Mundi», «Ameni Inganni» su Giacomo Leopardi, «Il Perdono», «Criste de le marinare», «Il reduce», «Micheline la felanare », «Colino il disertore», «Il dramma di un giudice». Accanto alla attività teatrale e radiofonica, l'attività d’attore: ha recitato in una serie lunghissima di lavori, in compagnie di prosa anche d’alto respiro, sempre con sofferta e significativa partecipazione. Né il maestro Angiuli ha trascurato la regia di lavori pirandelliani, d’opere shakesperiane, di Giovanni Verga, di testi tratti da Salomone, Weiss, Broskyievicz, Cechov, Jacopone da Todi ed altri. Luigi Angiuli, particolarmente attivo nel processo sociale volto alla rinascita del Sud, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dedica questa bella poesia:
Museo Lombroso
Chiudo l’uscio
scappo via.
Sto cercando
libertà.
Fra le messi
alla campagna
schioppi
fuga
morti uccisi.
Acqua neve
vento e gelo
dell’inverno
crudeltà.
Sprona
corri
spara e sprona
o nessuno
ti salverà.
La calura
saettante.
Sulla strada
nella polvere
soffocante
la paura
t’assalirà.
Prima un colpo
poi un altro
la tua vita
galoppante
in un fosso
finirà.
Sprona
corri
spara e sprona
per te grazia
non sarà.
Sulla picca
sta la testa
d’un brigante
infilzata.
Testa matta.
Testa ladra.
Dura testa
criminale
che esequie
non avrà.
Di Lombroso
nel museo
rozza scienza
t’esporrà.
Luigi Angiuli
Roberto D’Alessandro formatosi alla scuola di Gigi Proietti è attore, regista, autore e scenografo di rara preparazione artistica. Ha al suo attivo, nonostante l’ancora giovane età (45), una quantità impressionante di lavori teatrali, televisivi e cinematografici di grande successo e proprio recentemente ha scritto la commedia musicale “Terroni” ispirata all’omonimo bestseller di Pino Aprile. La freschezza, la spontaneità e l’eclettismo del suo teatro sono sicuramente da ricercare anche nella sua anticonformistica “meridionalità” di cui è geloso custode e sapiente somministratore di emozioni e desideri di appartenenza a stirpi di antica memoria. Roberto D’Alessandro, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso nella sua ultima opera “Terroni” dedica un toccante monologo allo pseudo scienziato veronese che evidenzia in modo sagace e universale l’imbecillità delle sue teorie e la stupidità culturale di chi ne ripropone i concetti con la riapertura dell’orribile museo in Torino. Museo che in modo ipocrita denuncia a bassa voce le sbagliate teorie lombrosiane per poter subliminalmente propagandare in modo roboante ancora le millantate minorità dei meridionali italiani. rnRoberto D’Alessandro ci dice: La mia fronte è alta, le mie mascelle pronunciate, la mia faccia non è perfettamente simmetrica, dovrò aspettare che ne faranno un controllo post-mortem ma sono certo che anche la mia cresta occipitale sia assente. Sono in tutto e per tutto un tipo lombrosiano, del resto sono nato in Calabria da una famiglia calabrese da oltre 30 generazioni. Le scoperte scientifiche di Ezechia Marco Lombroso hanno avuto sui meridionali gli stessi effetti che la teoria della razza (di cui il pensiero positivista ne fu l’origine) sugli ebrei, lager inclusi. Come possa oggi nel 2011 lo stato italiano accettare l’esistenza di un museo che testimonia le aberranti conclusioni dei vaticini lombrosiani è un mistero. Del resto l’Italia ama i misteri, e fa di tutto per conservarli. Solo in quella Torino dedita al demonio poteva trovare posto un ossario che testimonia che i meridionali sono dei delinquenti naturali, atavici. Una vergogna che non sposta di un millimetro il nostro capo dello stato (delinquente naturale anche lui visto che è napoletano) impegnato in celebrazioni e festeggiamenti di quell’unità che il 17 marzo 1861 dava il nome di Regno d’Italia al regno di Sardegna. E solo nell’ottica della propaganda anti meridionale che si può leggere e comprendere la persistenza di un orrore come il museo Lombroso di Torino, propaganda cominciata all’indomani dell’occupazione del Regno delle due Sicilie e mai terminata, e lo testimonio sulla mia pelle, sulle discriminanti che ancora oggi sono costretto a subire soprattutto quando mi dicono: “però non si direbbe che è meridionale”. Accolgo con entusiasmo l’invito del presidente del comitato No Lombroso Domenico Iannantuoni di testimoniare contro il museo e contro Lombroso, è il minimo che può e deve fare ogni meridionale, ogni uomo onesto, ogni uomo libero, essere sentinella contro l’imbecillità e l’ottusità, contro l’avidità e le prevaricazioni. Non opporsi significherebbe esserne complici. Grazie al comitato No Lombroso, grazie a Domenico Iannantuoni.
Franz Foti, docente presso l'università statale dell'Insubria di Varese esperto di "Comunicazione pubblica e istituzionale e di "Giornalismo e comunicazione politica", in qualità di giornalista riveste la carica di Presidente della Commissione Cultura dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti ed ha collaborato per molti anni con il Corriere della Sera. Franz Foti, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dice: No Lombroso: Nella seconda metà dell'800 i movimenti politici, filosofici e scientifici raggiunsero un livello di analisi e concettualizzazione molto importanti per tutto il secolo successivo e, tuttora, rappresentano la base sociologica su cui si fondano talune teorie economiche, antropologiche, sociali, scientifiche e politiche. Se si va a leggere "La libertà" di Stuart Mill, solo per citarne uno, si intravvedono i tratti della sia pur sofferente società liberale del XXI secolo. C'è però un nome che fa certamente difetto ed è quello di Cesare Lombroso, docente di antropologia criminale, di chiara indole razzista e da cui prese ispirazione, per le sue classificazioni meccanicistiche dei delinquenti, soprattutto meridionali, ispirando, a sua volta, e non a caso, il diritto penale nazista. Lombroso chi?
il cantautore Mimmo Cavallo (pop rock) (http://it.wikipedia.org/wiki/Mimmo_Cavallo), Membro Testimonial del Comitato No Lombroso,nel suo ultimo eccezionale album "Quando saremo Fratelli", denso di forti messaggi di verità storiche per troppo tempo taciute, dedica allo pseudoscienziato Cesare Lombroso un esilarante pezzo "Ezechia da Verona":http://www.youtube.com/watch?v=kyodJv897zY&feature=relatedrnMimmo, Nato a Lizzano, in provincia di Taranto, forgia la sua vena artistica trasferendosi dapprima a Torino, successivamente a Roma.Discograficamente Mimmo Cavallo nasce nel 1980 quando pubblica per la CGD il suo primo album “Siamo meridionali” riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. La particolarità della musica e dei testi, una miscela esplosiva di rock ironico e graffiante unito a ballate dolcissime, ne fa subito uno dei personaggi più rappresentativi di quella che merita di essere definita la scuola “colta” dei cantautori italiani, ottenendo un importante riconoscimento al Premio Tenco. Geniale e sferzante il suo “Siamo meridionali” diventa un inno di battaglia destinato a “storicizzarsi”. Di seguito pubblica “Uh, mammà” e “Stancami stancami musica”, memorabile album con la Fonit Cetra. Mimmo Cavallo detiene anche un singolare primato: è l'unico artista ad aver firmato insieme con il grande giornalista Enzo Biagi il brano “Ma che storia è questa” (sigla del programma televisivo "La storia d'Italia a fumetti"). Mimmo Cavallo compone colonne sonore di film ("Domani mi sposo", film con Luciano De Crescenzo e Renzo Arbore) ed è autore di canzoni per Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia (“Caffè nero bollente”) e Ornella Vanoni. Dopo alcuni anni c’è il sodalizio con la DDD, con la quale incide “Non voglio essere uno spirito” e l’autobiografico e mediterraneo “L’incantautore”, in cui il sapore etnico della musica tradisce l’appartenenza maniacale e nostalgica di Mimmo al sud.rn
Romano Pitaro, giornalista professionista. Direttore di CalabriaInforma, Agenzia settimanale del Consiglio regionale della Calabria. Editorialista del Quotidiano. Ha firmato inchieste sull’emigrazione calabrese nel mondo ed intervistato il più grande scrittore latinoamericano vivente di origine calabrese Ernesto Sabato. In qualità di Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dice: E’ sconvolgente la sequela dei crani dell’orrido di Torino, dove sono esposti gli scheletri di un folto numero di briganti meridionali uccisi dalle truppe sabaude. Purtroppo, anche dopo il terzo giubileo dell’Unità, quel museo rimane aperto. A magnificare Lombroso e le sue folli teorie. Nonostante l’esposto alla procura della Repubblica di Torino e l’appello al Capo dello Stato firmati dal Comitato ‘No Lombroso’, il campione della cultura antropologica positivista dell’800, che s’è incaricato - l’ ha ricordato di recente lo storico Vittorio Cappelli - di cristallizzare in formule psuedoscienitifiche l’identità ‘altra’ del Sud, pretendendo di spiegare il ribellismo, il primitivismo e la stessa povertà economica con la presunta inferiorità biologica dei meridionali”, è celebrato in Piemonte a spese della collettività.rnrnSarebbe stato un lungimirante gesto di pacificazione, se a 150 anni dell’Unità, per dimostrare che la ricorrenza include anche la parola futuro, lo Stato italiano avesse deciso di accantonare il museo. E dirne quattro a quel medico che scoperchiava crani e teorizzava l’uomo delinquente per nascita. E che, per dimostrare scempiaggini che non hanno mai avuto fondamento scientifico, è stato per tre mesi anche in Calabria al seguito delle truppe piemontesi. Si fucilavano i briganti e Lombroso raccattava le teste. Poi se le portava in laboratorio per dimostrare che un brigante nasce brigante. Un’idea che applicata anche sui pazzi, gli anarchici e le prostitute ha amplificato il pregiudizio verso i meridionali riottosi all’Unità perché stolti, ed oggi in ritardo di sviluppo perché inclini alla crapula. Roba vomitevole. Perciò, una visita al museo degli orrori può, specie se si pensa che stato aperto quasi in coincidenza con il 150mo compleanno dell’Italia, porci delle domande sulla reale intenzione dell’Italia di riconoscere i torti inflitti al Mezzogiorno e andare avanti, ma dopo averne riparato qualcuno. rnrnIl Sud anche durante le celebrazioni del 17 marzo ha dimostrato maturità. Ritenendosi parte integrante di questo Stato costituzionale che ha contribuito a far nascere e da cui non intende scollarsi, ma vivaddio, qualche Istituzione nazionale osi confrontarsi con il comitato “No Lombroso”. La cosa peggiore è l’indifferenza, che amplifica il risentimento. Che potrebbe voler dire: fate pure, ma per noi Lombroso è tuttora un esempio da indicare alle nuove generazioni.rnrn rnrn
Luca Pazzi Professore di Informatica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, docente presso il Corso di Laurea in Ingegneria Civile presso l'Università degli Studi della Repubblica di San Marino, Ricercatore di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, esperto di analisi ontologica e di modellazione del comportamento di sistemi complessi, con particolare enfasi sulla studio della relazione parte-intero, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci comunica : Tempo addietro leggendo Luigi Luca Cavalli-Sforza, sono rimasto entusiasmato dal gambetto geniale (e mortale) che egli gioca contro ogni forma di razzismo. Il suo argomento si svolge pressapoco in questa maniera: ogni considerazione razzista si basa sull'osservazione e sulla comparazione di caratteri somatici esterni; ma che cosa ne sappiamo in verità della forma degli organi interni? Se avessimo il ventre trasparente, come quello di alcuni pesci tropicali, potremmo forse trovare imbarazzanti similitudini e differenze con popoli che crediamo affini o distinti dalla nostra supposta appartenenza razziale. Cosa ne sappiamo della forma di un cuore, di un fegato, di una milza, di un polmone di un qualsiasi altro abitante della terra? Penso che lo stesso argomento possa invalidare in pieno e rendere ancora più distante da noi gli studi di Cesare Lombroso, per quanto già ce ne possiamo staccare in nome del credo universale della Rivoluzione Francese. Che egli sia dimenticato, e in fretta, prima che la barbarie montante, senza mente ne' cuore, ne faccia un facile vessillo rivolto contro chi in verità sempre fu e viene tuttora discriminato, ma solo per appartenenza sociale, per censo, religione o per ragioni geopolitiche.Prof. Luca Pazzi www.unimore.it pazzi@unimo.it
Marco Rocchi, professore di Statistica Medica presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", autore di numerosissime pubblicazioni di interesse internazionale e di numerose altre su riviste nazionali, consulente nell'ambito delle sperimentazioni cliniche di farmaci, membro del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro e membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci comunica: Aderisco all’iniziativa di richiesta della chiusura (almeno nella forma attuale) del Museo Lombroso per una vasta serie di motivi. Voglio sottolineare, a scanso di equivoci, che tra le mie motivazioni non c’è un revanscismo sudista, non c’è un revisionismo storico sul Risorgimento, non c’è l’adesione politica a qualsivoglia partito o ideologia. C’è invece il rispetto per degli uomini trattati come oggetti, seppure oggetti di studio, contro la loro volontà. C’è il riconoscimento di una linea di ricerca – quella del Lombroso – non solo fallimentare, ma foriera di un razzismo su base pseudoscientifica che tanto male ha fatto agli uomini e in definitiva alla scienza stessa; è una linea di ricerca che va certamente ricordata, ma come monito e non come commemorazione. C’è l’amara constatazione - per chi come me viene dal mondo dell’Università e della Ricerca che si possono destinare 5.500.000 € ad un progetto del genere (per tacere delle spese che necessariamente costerà in termini di mantenimento) mentre la Ricerca è umiliata da continui tagli; c’è qualcosa che ha a che fare con l’etica anche nella scelta della destinazione delle risorse. C’è la constatazione che una scelta di questo tipo vìola in molti punti la dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani promulgata dall’UNESCO nel 2005, in termini di dignità umana (art.3), consenso (art.6), rispetto per la vulnerabilità umana e l’integrità personale (art.8), privacy e confidenzialità (art.9), eguaglianza, giustizia ed equità (art.10), non-discriminazione e non-stigmatizzazione (art.11). C’è infine il ricordo tragico della vicenda di Giovanni Passannante – autore di un fallito attentato al re Umberto I – che venne barbaramente incarcerato (le cronache riportano di una cella senza latrina, alta 1 metro e 40, legato con una ventina di chili di catene, col divieto assoluto di visite), decapitato dopo la morte avvenuta in manicomio; quella battaglia fu vinta, e nel 2007 il cervello e il cranio fino ad allora conservati presso il Museo Criminologico del Ministero di Grazia e Giustizia ottennero una dignitosa sepoltura. Oggi occorre battersi per una battaglia del tutto analoga, nella quale si reclama la dignità di centinaia di crani e reperti umani di cui sono note le vicende, dei quali in molti casi sono noti i discendenti. Ciò che reclamo è il rispetto per l’Uomo. http://www.uniurb.it marco.rocchi@uniurb.itrnrn
Giuseppe Romeo, avvocato e giornalista, esperto analista politico, di economia e di relazioni internazionali, per la Rivista Militare, Rivista Marittima, Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, Informazioni dell aDifesa, Difesa Oggi, Rivista di Polizia, La Comunità Internazionale, Affari Sociali Internazionali, Millenovecento, Obiettivo Calabria, Minerva, Affari Esteri;autore di numerosi testi di valenza internazionale quali: RICOMINCIARE DA SUD (1997), MEZZOGIORNO DUEMILA (2000), LA POLITICA ESTERA ITALIANA NELL'ERA ANDREOTTI (2000); EUROSICUREZZA La sfida continentale.Dal disordine mondiale ad un ordine europeo; LA FINE DI UN MONDO. Dai resti delle Torri Gemelle una nuova teoria delle Relazioni internazionali (2002), PROFILI DI DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA; LA GUERRA COME DESTINO? Palestinesi ed israeliani a confronto. Da Oslo alla road map. La Paura della Pace. (2002); L’ACQUA. Scenari per una crisi (2005); ALL'OMBRA DELLA MEZZALUNA. Dopo Saddam, dopo Arafat, dopo la guerra (2005); LEGALITÀ, DEMOCRAZIA, CONSENSO. Valori universali per un destino comune (2005); IL FRONTE SUD DELL’EUROPA. Prospettive economiche e strategie politiche nel Mediterraneo e, quale curatore, ALLEANZE E CONFITTI NEL CONO SUD DELL’EUROPA (2007), L’ULTIMO SOLDATO. Pace e guerra nel nuovo mondo (2009) e, con Alessandro Vitale, LA RUSSIA POSTIMPERIALE. La tentazione di potenza (2009). Giuseppe Romeo, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" dice:Firmo la petizione no-lombroso perchè ne condivido i termini,i contenuti, lo spirito non solo da cittadino del Sud ma da italiano dal momento che, antropologicamente, credo di non essere nato con propensioni alla devianza per conformità craniche e/o antropomorfiche dovute alla mia origine calabrese. Perché credo che non vi sia nulla di scientifico nell'approccio lombrosiano. Perché credere che esistano condizioni e qualità antropomorfiche che contrassegnino la potenzialità criminale di un individuo è contrario al messaggio cristiano - ammesso che ciò significhi qualcosa ancora oggi. Perché credo che nulla ha a che fare l’assurda teoria lombrosiana - non assunta su basi scientifiche – con la teoria illuministica precedente il Lombroso ( il mito del buon selvaggio di Rousseau) o quella evoluzionistica e ai migliori percorsi dell'antropologia di Levi-Strauss che ripropone le tesi roussoiane in chiave scientifica... Credo che ciò sia più che sufficiente per far rivedere l'opportunità di continuare a tenere aperto e far visitare un simile museo per quello che è … un ossario in fondo, con molti teschi di meridionali. http://www.giusepperomeo.eu/
Gandolfo Dominici Professore di Marketing presso l’Università di Palermo, Ricercatore di Economia e Gestione delle Imprese, già Titolare di Cattedra in Tecnica della Comunicazione, autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel settore produttivo e commerciale, membro dell’Editorial Board dell’international Journal of Economics and Business Modeling, dell’International Journal of Marketing Studies, dell’International Business Research, del Business Management and Strategy e membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” si domanda: “In una società “mediatica” quale è la nostra, qual è il messaggio che l’apertura di un Museo “Cesare Lombroso” con esposti i crani di ribelli meridionali uccisi durante le lotte post-risorgimentali, se pur frammischiati a quelli di malati di mente o di carcerati ordinari, manda al “sistema vitale” Nazione, alla vigilia dei festeggiamenti dei 150 anni dell’unificazione? A tale domanda la mia risposta è che sicuramente manda un messaggio dirompente che divide e non unisce. Manda il messaggio che i resti di quei meridionali che “a torto o a ragione” si ribellarono all’esercito piemontese, non hanno dignità umana e possono, senza alcun problema, essere trattati come merce da esposizione. Manda il messaggio che la glorificazione di un discusso e discutibile “scienziato” piemontese valga di più dell’umana carità per i resti di “esseri umani” morti. Manda subliminalmente ed inconsciamente il messaggio che l’uomo del Sud vale meno di quello del Nord (a prescindere dalla fossetta occipitale). L’Italia unita vuol dire vedere il paese come un sistema vitale, che nella sua complessità è composto da sub-sistemi che dovrebbero agire per il benessere dell’intero sistema, se ciò non avviene il sistema tende a perdere la sua vitalità e muore, si disgrega. Ora anche in quest’ottica il messaggio mandato dal museo in oggetto è senza dubbio nel senso di contrapposizione tra sub-sistemi e quindi un elemento non-vitale che va contro la vitalità del sistema-vitale Italia. Se poi si pensa che, in un momento di forti tagli al sistema di istruzione universitario pubblico, sono stati spesi buona parte dei ben 5.500.000 € (legge 5 novembre 2004, n.274, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16 novembre 2004 n.269) per aprire un museo di questo tipo, viene da pensare e da indignarsi! Quanti cervelli in fuga si sarebbero potuti tenere nel nostro paese con quei soldi? Quante ricerche su temi importanti (magari sul Risorgimento o per curare malattie vere) si sarebbero potute finanziare con quel denaro? Denaro speso male anche da un punto di vista dell’efficacia della comunicazione, direi controproducente. Infatti, quei soldi stanziati per tale museo-insulto non possono che indebolire la produttività della spesa per i festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia, mandando un messaggio in senso contrario al paese. Questa purtroppo non è che l’ulteriore prova dell'inettitudine della classe dirigente italiana. Inutile dire che il museo Lombroso non è autosufficiente e non potrebbe sopravvivere senza ulteriore spreco di denaro pubblico, quindi è oltre che un insulto alla dignità umana è anche anti-economico! Tale anti-economicità è comunque una fortuna perché significa che non sono in molti a provare macabro interesse per la visione dei 904 teschi di esseri umani che adornano le pareti del piccolo ma costoso museo di 300 mq. E questo, a dispetto della classe politica che li governa, è un segnale positivo sul valore del popolo italiano, che non merita che il suo denaro venga speso per tali scempiaggini! gandolfodominici@unipa.it www.unipa.it/gandolfodominici/
Ulderico(Biagio Franco) Pesce,esponente di spicco tra i narratori teatrali italiani, direttore del Centro Mediterraneo delle Arti, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso", autore di numerosissime opere teatrali di vasto successo tra cui ricordiamo quella memorabile e nobilissima de "L'innaffiatore del cervello di Passannante", il cui clamore fu così vasto e potente ed il suo messaggio morale tanto sentito da far ottenere senza indugio alcuno le autorizzazioni per il seppellimento del cranio del noto anarchico Giovanni Passannante, ingiustamente ed orribilmente esposto al pubblico ludibrio presso il Museo Criminologico di Roma fino a poco più di due anni fa. Ulderico ci comunica quanto segue: "Lombroso era un esaltato a cui l'arroganza fascista ha dato ascolto. A loro volta i fascisti e i Savoia colonizzatori hanno utilizzato le teorie del Lombroso per massacrare l'opposizione politica meridionale. I resti di Giovanni Passannante, grande uomo politico, anarchico meridionale, sono stati esposti, per volontà del Lombroso dei suoi successori e dei Savoia, nel Museo del Crimine di Roma dal 1936 al 2007. E'stato difficile ma bello strapparlo al Museo del Crimine per seppellirlo. Oggi dobbiamo vincere una battaglia etica enorme: far chiudere il Museo "Lombroso" di Torino dove sono esposti centinaia di teschi di anarchici, briganti e oppositori politici. Per Lombroso chi nasceva con la fossetta occipitale all'interno del cranio era nato deliquente. Questa fossetta dall'Africa a Viterbo l'abbiamo tutti. E' una conformazione dei popoli del Sud. Non porta a delinquere. Questa fossetta fu una discriminante razziale utilizzata dal potere. Dopo la scoperta della fossetta, in Italia nel 1938, furono inaugurate le Leggi Razziali contro gli ebrei, gli omosessuali e i rom. Lombroso ha dato la "giustificazione medica" al crimine. Chiudiamo il Museo Lombroso, diamo la dignità della sepoltura alle centinaia di resti umani là esposti e blocchiamo lo strapotere dei Savoia che ballano in prima serata TV, pagati con i soldi dei cittadini, alla faccia di un'Italia ignorante che, abituata a Isole dei Famosi, Grandi Fratelli, Veline e Mignotte, non sa vedere le colpe che hanno." www.uldericopesce.it
Il Giudice Dott. Romano De Grazia, già Magistrato della Suprema Corte di Cassazione e Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso nonchè Testimonial ci diceche "i principi della LEGALITA' si estendono naturalmente anche alla tutela della dignità dei defunti, poiché questa dignità assume inevitabile riflesso anche sulla vita dei loro discendenti." ed aggiunge: " Ho speso anni della mia vita per vedere finalmente approvato il Disegno di Legge Lazzati, da me ispirato e sostenuto per impedire alle persone sottoposte a misure di prevenzione di svolgere attività di propaganda elettorale, desidero spendermi adesso come testimonial per questa iniziativa che mira alla definizione di un Disegno di Legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo."Giudice Dott. Romano De Grazia, già Magistrato della Suprema Corte di Cassazione
Il Parroco del Rione Sanità di Napoli, don Antonio Loffredo , membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ha pubblicato la seguente riflessione: Essere italiani: che cosa vuol dire? Che cosa implica? Che smuove, ormai, nel nostro cuore? Qual è il messaggio che il mondo politico ed i riferimenti istituzionali sollecitano presso le nuove generazioni? Sembrerebbe quasi che questa unità nazionale si riveli, piuttosto, un cattivo investimento, un pessimo affare, di nessuna convenienza… A proposito del Sud, dilaniato e controverso da sempre e per sempre, che posizione è più saggio assumere? Sebbene l’ultimo film di Luca Miniero, così apprezzato dal pubblico e dalla critica, illustri con acume, attraverso le parole di Alessandro Siani, che “chi viene al sud piange due volte: quando arriva e quando se ne deve andare”, le opposte fazioni tuttora non accennano a riconciliarsi e la tendenza manichea rimane fiera ed inalterata. Ci è capitato di pensare, tuttavia, che proprio al sud, in tutto il mondo, si sviluppa il fuoco dell’autenticità, della spontaneità, della visceralità diretta, senza filtri e senza mediazioni… E’ così presso ogni terra ed in ogni popolo. Si tratta di una prerogativa scomoda e indisponente, è vero, ma evidentemente anche invidiabile, e comunque profondamente vera. Qualunque ragionamento di testa e qualsiasi moto del cuore sono scalzati via da quanto la pancia impone. La pancia, si, proprio quella che, forse non a caso, la natura ha scelto anche come luogo del concepimento e culla della vita prenatale. Quante belle cose accadono a sud dell’uomo! Certo, vi si raccolgono anche gli scarti, gli escrementi, l’immondizia… Noi terroni, poi, non siamo mai stati “sistemati”, l’ordine ci fa fatica, propendiamo regolarmente per il caos ed il caso. Sarà il caldo, la “fannullonaggine” o l’ereditarietà? Il busillis rimane forse insoluto, però il riposo eterno non si nega a nessuno. La morte rende tutti uguali (Totò insegna…) e liberi, sia pure in extremis. Or dunque: se vogliamo interrogarci ed interpretare il senso profondo che può avere questo museo lombrosiano, ebbene coraggio: questo è il momento! Se invece preferiamo lasciar correre, come troppo spesso accade con le idiosincrasie di questo nostro mondo, allora impegniamoci almeno a restituire la pace a chi finalmente, dopo secoli, attende ancora di veder riconosciuto questo suo estremo diritto. Si tratta qui di valori cristiani universali. La sepoltura è un atto dovuto e segna il confine tra la civiltà e la barbarie. Il nostro intento ed il nostro appello mirano a che le spoglie martoriate e residue vengano restituite ai cari che possano provvedere alla loro degna collocazione, mentre per i resti “incogniti”, privi di reclamo, proponiamo l’offerta di inumazione nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli, asilo dei perduti per eccellenza. Le sorti del futuro, poi, sono nelle mani di Dio. Oggi più che mai.
l'Avv. Raffaele Preziuso Gr. Uff. Preside della Sezione Puglia dell'Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia comunica con decreto del 115/P/2010 l'adesione della Sezione Puglia del Prestigioso Ordine all'iniziativa No Lombroso: Al lo Spett.le COMITATO NO-LOMBROSO Sede Alla C.A. dell’Ing. Domenico IANNANTUONI Egr. Ingegnere, anche la nostra Sezione Pugliese dell’Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia intende sostenere, con la propria indegna preghiera e con la propria opera di divulgazione, la Vostra meritevole iniziativa, cui già io di persona ho tempestivamente aderito. Anche i miei Confratelli si battono da sempre – con le armi proprie della Carità – per il rispetto della dignità umana, con attenzione non solo ai fratelli viventi, ma anche a quelli che il Signore ha inteso chiamare a sé da questa vita, in qualunque modo. E mai, come in questi giorni, il ricordo dei defunti deve essere attento e rispettoso, corroborato dalla preghiera di suffragio e dalla partecipazione al dolore di quanti soffrono per la perdita dei loro affetti più cari. Pertanto siamo convinti ed auspichiamo che i resti mortali di tutti gli esseri umani riposino nella pace di Cristo, nel luogo più degno e sacro che possa esserci, e non vadano in alcun modo utilizzati per sperimentazioni o mostrati alla pubblica curiosità, se non al pubblico indegno ludibrio. Con cordialità offro i nostri più calorosi auguri di buon lavoro e confraterni saluti. Gr. Uff. Raffaele Preziuso omsbs.puglia@gmail.com http://www.ordinemilitaresantabrigida.com/
Ettore d'Alessandro duca di Pescolanciano comunica il decreto del 21/10/2010 del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio-Delegazione Toscana, Testimonial dell'iniziativa No Lombroso. Con la presente la nostra Delegazione Toscana dell’Ordine Costantiniano di S.Giorgio, intende sostenere nella preghiera la Vostra recente campagna informativa per il rispetto delle dignità umane nel dolore della dipartita terrena. I resti mortali di qualunque essere umano devono riposare in pace, come da volontà di nostro Signore, e non essere cimelio museale per studiosi o curiosi turisti. Cordiali e confraterni saluti Grosseto, lì 28 ottobre 2010 La segreteria della Delegazione Toscana Ettore d’Alessandro duca di Pescolanciano http://smoctoscana.altervista.org/
Il Sindaco di Motta S. Lucia (Cz), avv. Amedeo Colacino pronipote in linea femminile del Sig. Giuseppe Villella, oggetto della cosiddetta rivelazione del Lombroso, membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ha pubblicato la seguente nota: Ma che Italia è mai questa? mi chiedo con sgomento. Già molto tempo fa abbiamo deliberato come giunta per la restituzione del teschio del nostro concittadino Villella Giuseppe, orrendamente esposto oggi, nel 2010! nel riaperto Museo di Antropolgia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino. Abbiamo inviato richiesta ufficiale al ministro dell'Interno, al Ministro Pubblica amministrazione e al Direttore del Museo Lombroso di Torino. Silenzio assoluto ad oggi la loro risposta. Allora ancora mi chiedo, con quale diritto quell'assurdo, anacronistico e indegno museo mantiene rinchiusi i resti del mio trisavolo e quelli di svariate centinaia di uomini, donne e bambini, quando è noto a tutto il mondo che le teorie del Lombroso sono state non solo confutate da oltre un secolo poichè prive di ogni fondamento scientifico, ma giudicate unanimamente come fantasie da pura stregoneria. Come è stato possibile spendere cifre milionarie per riaprire un tale inutile museo quando la ricerca universitaria italiana langue nella miseria più disperata? Perchè il mio Paese Motta S. Lucia, la mia Calabria e il SUD intero devono subire questo gratuito oltraggio proprio in occasione del 150 esimo dell'unità d'Italia? Mi risponda Sig. Presidente Giorgio Napolitano, almeno Lei mi risponda! Amedeo Colacino, Sindaco di Motta S. Lucia
Il Sindaco Avv. Amedeo Colacino comunica che con delibera della giunta comunale n. 90 del 27/09/2010 il Comune di Motta Santa Lucia (CZ), città natale del Sig. Giuseppe Villella, ha aderito al Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso. I resti di Giuseppe Villella sono tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso".
"Dov’è l’Italia?", si chiede Lorenzo Del Boca nell’ultimo capitolo del suo libro "Maledetti Savoia" e la risposta che si dà è: "Chi cerca l’Italia non la trova, forse perché non esiste". E L'Italia non esiste anche per colpa di Cesare Lombroso e delle sue bislacche teorie. Parole profetiche che ritroviamo anche nel suo secondo libro "Indietro Savoia" nel quale prevede, disegnandolo con ben congegnate metafore, anche l'attuale disastro economico italiano. Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine dei Giornalisti, membro del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso", ha pubblicato il seguente commento: "Un museo dedicato a Lombroso (con l'esposizione dei reperti macabri raccolti), prima ancora che alla logica e al buon senso, è un insulto alla scienza. Le stravaganti teorie sul dna del male sono servite ai dirigenti razzisti del nord per calpestare i diritti della gente del sud. Non è possibile riscrivere la storia e cancellare quel tempo che - purtroppo! - non torna più. Ma è possibile restituire dignità a coloro che pagarono per scelte sbagliate, teorie bizzarre, vanagloria di potere e arroganza politica. A tutte le vittime che, inconsapevolmente. hanno pagato un tributo pesante, abbiamo un debito di riconoscenza che - prima o poi... - dovremo anche deciderci di pagare" Lorenzo Del Boca
Pino Aprile, giornalista e scrittore già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente autore del bestseller "Terroni". Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso, ha pubblicato il seguente commento il 24 Giugno 2010: Finché si continuerà ad esporre, a Torino, una "testa di meridionale", per inutile spiegazione "delinquente naturale", in base alle illuminate osservazioni del Lombroso (ritenuto meritevole persino di un museo), propongo che si istituisca a Napoli un Museo del Vero Risorgimento, nel quale si espongano teste di "bersagliere sabaudo naturalmente stupratore"; disegni in scala 1:1, con sezioni e visioni prospettiche della luminosa capoccia del colonnello Pier Eleonoro Negri, con la dicitura: "Eroe dell'Italia unita e medaglia d'oro al valor militare, sterminatore di interi paesi, per il miglioramento demografico del Mezzogiorno". E via di seguito, con le misure delle fossette occipitali di Cialdini, Fumel e ripulitori etnici vari e decorati; con visite guidate di classi di bambini delle elementari; e convegni sulla naturale inclinazione al massacro da parte di idealisti nati al di sopra di una certa latitudine, per influssi magnetici, densità di insolazione, ampiezza della banda dell'ultravioletto sulla curvatura terrestre ed altre fregnacce scientifiche della stessa dignità di quelle lombrosiane. e aggiungerei: provate a immaginare cosa accadrebbe negli Stati Uniti, se a New York esponessero una testa di "soldato confederato dell'Alabama"!
Lino Patruno, giornalista e scrittore già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno ed editorialista ha recentemente pubblicato il libro "Alla riscossa terroni". Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso, ha pubblicato il seguente commento il 26 Giugno 2010: “Visto che andiamo verso i 150 dall'unità d'Italia, la più brillante idea per festeggiarli viene da Torino, guarda caso. Nel museo dedicato a Cesare Lombroso, sono esposti gli scheletri di un folto numero di briganti meridionali uccisi proditoriamente dalle truppe di occupazione sabaude o deportati nei campi di concentramento. E che il manipolatore dell'antropologia criminale raccolse e misurò col centimetro e la squadra. Perchè questo Lombroso, veronese di agiata famiglia ebrea, è l'autore della teoria che criminali si nasce e non si diventa. La trasse anche dal cranio dei briganti, a suo dire fatti in modo tale che non avrebbero potuto che essere briganti. Se ne deducono un paio di conseguenze. Visto che i cosiddetti briganti sterminati al Sud dai <piemontesi> furono 180 mila, visto che avevano dei figli, e visto che questi figli ne hanno fatti altri, attualmente al Sud devono esserci milioni di briganti causa cranio. Quindi si fa bene a lasciare il Sud al suo destino, destino di colonizzato e sfruttato, peraltro. Deportiamoli tutti e avremo mezz'e risolta la Questione Meridionale. E visto che ci siamo, magari sterilizziamo pure la madre dei cretini, che è sempre incinta.”