Il Sindaco Dott. Giovanni Codega comunica che con delibera della giunta comunale n. 517 del 24/01/2012 il Comune di Malgrate (LC), con voto unanime su proposta degli 'assessori Floro Rauti e Carmine De Lillo, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso con particolare riguardo alla sepoltura dei resti di tutte le persone tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino ed in qualunque altra sede museale d’Italia.
Il Sindaco Avv. Domenico Matera comunica che con delibera della giunta comunale n. 208 del 20/01/2012 il Comune di Bucciano (BN), con voto unanime su proposta dell'assessore Carlo Iuliucci, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso manifestando il sostegno del Comune di Bucciano e la più ampia disponibilità a contribuire alla realizzazione degli obiettivi.
Il Sindaco Dott. Ing. Marco Rusconi comunica che con delibera della giunta comunale n. 25049 del 28/12/2011 il Comune di Valmadrera (LC), con voto unanime su proposta dell'assessore Emilio Zangari, ha aderito alle iniziative ed agli scopi del Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso con particolare riguardo alla sepoltura dei resti di Giuseppe Villella e di quanti sono tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino.rnrnrnrn
Gigi Di Fiore, laureato in giurisprudenza e giornalista professionista dal 1985, redattore al Giornale con Indro Montanelli ed attualmente inviato speciale de Il Mattino si dedica da oltre un ventennio agli studi sul periodo risorgimentale che egli ritiene a buona ragione il fondamento per comprendere le divisioni ed i problemi dell'Italia. La sua brillante carriera di scrittore gli è valsa numerosi ed ambiti premi letterari (Premio Saint Vincent nel 2001, Premio Torre, premio "Tommaso Pedio", Premio letterario città di Melfi, premio "Landolfo d'Oro", premio "Guido Dorso") ma soprattutto il ruolo indiscusso di "revisionista" storico di riferimento del periodo risorgimentale per la meticolosa cura delle documentazioni ufficiali che corredano i suoi scritti. Tra le numerose sue opere ricordiamo: "Potere camorrista", "Io Pasquale Galasso", "1861-Pontelandolfo e Casalduni un massacro dimenticato", "I vinti del Risorgimento", e "La camorra e le sue storie", "Controstoria dell'unità d'Italia - fatti e misfatti del Risorgimento", "Gli ultimi giorni di Gaeta". Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive (Samarcanda, Costanzo show, il Processo del Lunedì, l'Appello del martedì, Chi l'ha visto, Italia che vai, Uno mattina, Sabato e domenica, Blu notte, La storia siamo noi). Gigi Di Fiore, membro Testimonial del Comitato Tecnico “No Lombroso” ci dice: …Ricordo che, nei programmi dell'esame facoltativo di Antropologia criminale a Giurisprudenza, si faceva riferimento alle teorie lombrosiane. Preferii inserire nel mio corso di studi un altro esame, legato alla storia (guarda un po'!). Presi dall'eterno dilemma di comprendere l'origine del comportamento criminale, i teorici della psiche umana si sono sempre divisi tra teorie comportamentali legate al Dna individuale e all'influenza familiare contrapposte a teorie sociali legate invece all'influenza del contesto storico e geografico in cui si agisce. Certo, uno come Lombroso dava una mano risolutiva al dilemma e consentiva, nel Ventennio fascista, di inserire nel codice Rocco la figura del "delinquente abituale", con tutto il suo corollario di conseguenze nel calcolo della pena. Il vero influsso negativo di Lombroso fu però nei suoi epigoni, ahimé spesso meridionali, come il napoletano Pasquale Penta, che visse tra il 1859 e il 1904, docente all'Università partenopea, che si divertì a studiare Crocco quando era detenuto. Nel mio "Controstoria dell'unità d'Italia", pubblicato per Rizzoli in prima edizione nel 2007, a proposito del brigantaggio e di Lombroso mi dilungo molto su questi cloni di Lombroso. Il più nefasto fu certamente Alfredo Niceforo, siciliano di Castiglione, che visse tra il 1876 e il 1960 (molto longevo). Fu lombrosiano dichiarato e scrisse un inquietante testo intitolato "Italiani del nord e italiani del sud", pubblicato nel 1901 per i Fratelli Bocca di Torino (sarà un caso?). Vi sosteneva, oltre alla superiorità della razza bianca, anche quella degli italiani che vivevano nelle regioni settentrionali rispetto agli altri. Sui meridionali come lui, aveva idee chiare. Era una "razza maledetta" da trattare con ferro e fuoco. Altro che Lombroso che, al suo confronto, appare un dilettante. Ma al sud si è abituati a sputare in alto, sicuri che la saliva, alla fine, ricadrà su noi stessi. Basta vedere quanti leghisti al nord sono figli di meridionali. Una marea. E allora, va bene contestare Lombroso e le sue teorie. Ma dovremmo anche approfondire quanto male fecero i suoi discepoli, che furono numerosi al sud. I meridionali, si sa, credono di essere accettati di più parlando sempre male di se stessi da 150 anni. E diventano i principali nemici del Mezzogiorno, esaltando tutto ciò che viene da fuori e trattando acriticamente tutto ciò che si fa al Sud. Chiudiamo il museo Lombroso e sostituiamolo con un altro museo, dove, in maniera ironica, si sputtanano gli epigoni di Lombroso. Ci sarà da divertirsi. Ma anche da vergognarsi di quanto male facciano i cattivi maestri. Specie su chi non conosce la storia e non vuole aprire libri diversi da quelli scritti da chi si è scelto come proprio educatore. Anche oggi, di esempi ce ne sono tanti. Gigi Di Fiore
Luigi Angiuli, drammaturgo, regista, – attore, fondatore e direttore artistico della Compagnia il «Vello d’oro», consegue il Diploma in Arte della recitazione e successivamente la Laurea in Scienze dello Spettacolo ed ancora l’Idoneità all’Insegnamento di «Regia Cinematografica e Teatrale »; pluripremiato nel corso della sua ultracinquantennale carriera artistica ed attuale direttore della Compagnia Teatrale “Il Vello D’Oro”. Notevole è la sua creazione di testi teatrali e di sceneggiati trasmessi dalla Rai: da «La testimonianza» (Processo a Gesù), a «Cesare Pavese», da «Federico Garcia Lorca», a «Perché non canto i lillà» dal «Canto Generale» di Pablo Neruda, da «Come ramo di Cristallo Spezzato», su Pier Paolo Pasolini, a «Da Matteotti a Piazzale Loreto», a «La Giostra dell’Oca», a «Stupor Mundi», «Ameni Inganni» su Giacomo Leopardi, «Il Perdono», «Criste de le marinare», «Il reduce», «Micheline la felanare », «Colino il disertore», «Il dramma di un giudice». Accanto alla attività teatrale e radiofonica, l'attività d’attore: ha recitato in una serie lunghissima di lavori, in compagnie di prosa anche d’alto respiro, sempre con sofferta e significativa partecipazione. Né il maestro Angiuli ha trascurato la regia di lavori pirandelliani, d’opere shakesperiane, di Giovanni Verga, di testi tratti da Salomone, Weiss, Broskyievicz, Cechov, Jacopone da Todi ed altri. Luigi Angiuli, particolarmente attivo nel processo sociale volto alla rinascita del Sud, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dedica questa bella poesia:
Museo Lombroso
Chiudo l’uscio
scappo via.
Sto cercando
libertà.
Fra le messi
alla campagna
schioppi
fuga
morti uccisi.
Acqua neve
vento e gelo
dell’inverno
crudeltà.
Sprona
corri
spara e sprona
o nessuno
ti salverà.
La calura
saettante.
Sulla strada
nella polvere
soffocante
la paura
t’assalirà.
Prima un colpo
poi un altro
la tua vita
galoppante
in un fosso
finirà.
Sprona
corri
spara e sprona
per te grazia
non sarà.
Sulla picca
sta la testa
d’un brigante
infilzata.
Testa matta.
Testa ladra.
Dura testa
criminale
che esequie
non avrà.
Di Lombroso
nel museo
rozza scienza
t’esporrà.
Luigi Angiuli
Roberto D’Alessandro formatosi alla scuola di Gigi Proietti è attore, regista, autore e scenografo di rara preparazione artistica. Ha al suo attivo, nonostante l’ancora giovane età (45), una quantità impressionante di lavori teatrali, televisivi e cinematografici di grande successo e proprio recentemente ha scritto la commedia musicale “Terroni” ispirata all’omonimo bestseller di Pino Aprile. La freschezza, la spontaneità e l’eclettismo del suo teatro sono sicuramente da ricercare anche nella sua anticonformistica “meridionalità” di cui è geloso custode e sapiente somministratore di emozioni e desideri di appartenenza a stirpi di antica memoria. Roberto D’Alessandro, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso nella sua ultima opera “Terroni” dedica un toccante monologo allo pseudo scienziato veronese che evidenzia in modo sagace e universale l’imbecillità delle sue teorie e la stupidità culturale di chi ne ripropone i concetti con la riapertura dell’orribile museo in Torino. Museo che in modo ipocrita denuncia a bassa voce le sbagliate teorie lombrosiane per poter subliminalmente propagandare in modo roboante ancora le millantate minorità dei meridionali italiani. rnRoberto D’Alessandro ci dice: La mia fronte è alta, le mie mascelle pronunciate, la mia faccia non è perfettamente simmetrica, dovrò aspettare che ne faranno un controllo post-mortem ma sono certo che anche la mia cresta occipitale sia assente. Sono in tutto e per tutto un tipo lombrosiano, del resto sono nato in Calabria da una famiglia calabrese da oltre 30 generazioni. Le scoperte scientifiche di Ezechia Marco Lombroso hanno avuto sui meridionali gli stessi effetti che la teoria della razza (di cui il pensiero positivista ne fu l’origine) sugli ebrei, lager inclusi. Come possa oggi nel 2011 lo stato italiano accettare l’esistenza di un museo che testimonia le aberranti conclusioni dei vaticini lombrosiani è un mistero. Del resto l’Italia ama i misteri, e fa di tutto per conservarli. Solo in quella Torino dedita al demonio poteva trovare posto un ossario che testimonia che i meridionali sono dei delinquenti naturali, atavici. Una vergogna che non sposta di un millimetro il nostro capo dello stato (delinquente naturale anche lui visto che è napoletano) impegnato in celebrazioni e festeggiamenti di quell’unità che il 17 marzo 1861 dava il nome di Regno d’Italia al regno di Sardegna. E solo nell’ottica della propaganda anti meridionale che si può leggere e comprendere la persistenza di un orrore come il museo Lombroso di Torino, propaganda cominciata all’indomani dell’occupazione del Regno delle due Sicilie e mai terminata, e lo testimonio sulla mia pelle, sulle discriminanti che ancora oggi sono costretto a subire soprattutto quando mi dicono: “però non si direbbe che è meridionale”. Accolgo con entusiasmo l’invito del presidente del comitato No Lombroso Domenico Iannantuoni di testimoniare contro il museo e contro Lombroso, è il minimo che può e deve fare ogni meridionale, ogni uomo onesto, ogni uomo libero, essere sentinella contro l’imbecillità e l’ottusità, contro l’avidità e le prevaricazioni. Non opporsi significherebbe esserne complici. Grazie al comitato No Lombroso, grazie a Domenico Iannantuoni.
Franz Foti, docente presso l'università statale dell'Insubria di Varese esperto di "Comunicazione pubblica e istituzionale e di "Giornalismo e comunicazione politica", in qualità di giornalista riveste la carica di Presidente della Commissione Cultura dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti ed ha collaborato per molti anni con il Corriere della Sera. Franz Foti, Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dice: No Lombroso: Nella seconda metà dell'800 i movimenti politici, filosofici e scientifici raggiunsero un livello di analisi e concettualizzazione molto importanti per tutto il secolo successivo e, tuttora, rappresentano la base sociologica su cui si fondano talune teorie economiche, antropologiche, sociali, scientifiche e politiche. Se si va a leggere "La libertà" di Stuart Mill, solo per citarne uno, si intravvedono i tratti della sia pur sofferente società liberale del XXI secolo. C'è però un nome che fa certamente difetto ed è quello di Cesare Lombroso, docente di antropologia criminale, di chiara indole razzista e da cui prese ispirazione, per le sue classificazioni meccanicistiche dei delinquenti, soprattutto meridionali, ispirando, a sua volta, e non a caso, il diritto penale nazista. Lombroso chi?
il cantautore Mimmo Cavallo (pop rock) (http://it.wikipedia.org/wiki/Mimmo_Cavallo), Membro Testimonial del Comitato No Lombroso,nel suo ultimo eccezionale album "Quando saremo Fratelli", denso di forti messaggi di verità storiche per troppo tempo taciute, dedica allo pseudoscienziato Cesare Lombroso un esilarante pezzo "Ezechia da Verona":http://www.youtube.com/watch?v=kyodJv897zY&feature=relatedrnMimmo, Nato a Lizzano, in provincia di Taranto, forgia la sua vena artistica trasferendosi dapprima a Torino, successivamente a Roma.Discograficamente Mimmo Cavallo nasce nel 1980 quando pubblica per la CGD il suo primo album “Siamo meridionali” riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica. La particolarità della musica e dei testi, una miscela esplosiva di rock ironico e graffiante unito a ballate dolcissime, ne fa subito uno dei personaggi più rappresentativi di quella che merita di essere definita la scuola “colta” dei cantautori italiani, ottenendo un importante riconoscimento al Premio Tenco. Geniale e sferzante il suo “Siamo meridionali” diventa un inno di battaglia destinato a “storicizzarsi”. Di seguito pubblica “Uh, mammà” e “Stancami stancami musica”, memorabile album con la Fonit Cetra. Mimmo Cavallo detiene anche un singolare primato: è l'unico artista ad aver firmato insieme con il grande giornalista Enzo Biagi il brano “Ma che storia è questa” (sigla del programma televisivo "La storia d'Italia a fumetti"). Mimmo Cavallo compone colonne sonore di film ("Domani mi sposo", film con Luciano De Crescenzo e Renzo Arbore) ed è autore di canzoni per Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia (“Caffè nero bollente”) e Ornella Vanoni. Dopo alcuni anni c’è il sodalizio con la DDD, con la quale incide “Non voglio essere uno spirito” e l’autobiografico e mediterraneo “L’incantautore”, in cui il sapore etnico della musica tradisce l’appartenenza maniacale e nostalgica di Mimmo al sud.rn
Romano Pitaro, giornalista professionista. Direttore di CalabriaInforma, Agenzia settimanale del Consiglio regionale della Calabria. Editorialista del Quotidiano. Ha firmato inchieste sull’emigrazione calabrese nel mondo ed intervistato il più grande scrittore latinoamericano vivente di origine calabrese Ernesto Sabato. In qualità di Membro Testimonial del Comitato No Lombroso ci dice: E’ sconvolgente la sequela dei crani dell’orrido di Torino, dove sono esposti gli scheletri di un folto numero di briganti meridionali uccisi dalle truppe sabaude. Purtroppo, anche dopo il terzo giubileo dell’Unità, quel museo rimane aperto. A magnificare Lombroso e le sue folli teorie. Nonostante l’esposto alla procura della Repubblica di Torino e l’appello al Capo dello Stato firmati dal Comitato ‘No Lombroso’, il campione della cultura antropologica positivista dell’800, che s’è incaricato - l’ ha ricordato di recente lo storico Vittorio Cappelli - di cristallizzare in formule psuedoscienitifiche l’identità ‘altra’ del Sud, pretendendo di spiegare il ribellismo, il primitivismo e la stessa povertà economica con la presunta inferiorità biologica dei meridionali”, è celebrato in Piemonte a spese della collettività.rnrnSarebbe stato un lungimirante gesto di pacificazione, se a 150 anni dell’Unità, per dimostrare che la ricorrenza include anche la parola futuro, lo Stato italiano avesse deciso di accantonare il museo. E dirne quattro a quel medico che scoperchiava crani e teorizzava l’uomo delinquente per nascita. E che, per dimostrare scempiaggini che non hanno mai avuto fondamento scientifico, è stato per tre mesi anche in Calabria al seguito delle truppe piemontesi. Si fucilavano i briganti e Lombroso raccattava le teste. Poi se le portava in laboratorio per dimostrare che un brigante nasce brigante. Un’idea che applicata anche sui pazzi, gli anarchici e le prostitute ha amplificato il pregiudizio verso i meridionali riottosi all’Unità perché stolti, ed oggi in ritardo di sviluppo perché inclini alla crapula. Roba vomitevole. Perciò, una visita al museo degli orrori può, specie se si pensa che stato aperto quasi in coincidenza con il 150mo compleanno dell’Italia, porci delle domande sulla reale intenzione dell’Italia di riconoscere i torti inflitti al Mezzogiorno e andare avanti, ma dopo averne riparato qualcuno. rnrnIl Sud anche durante le celebrazioni del 17 marzo ha dimostrato maturità. Ritenendosi parte integrante di questo Stato costituzionale che ha contribuito a far nascere e da cui non intende scollarsi, ma vivaddio, qualche Istituzione nazionale osi confrontarsi con il comitato “No Lombroso”. La cosa peggiore è l’indifferenza, che amplifica il risentimento. Che potrebbe voler dire: fate pure, ma per noi Lombroso è tuttora un esempio da indicare alle nuove generazioni.rnrn rnrn
Luca Pazzi Professore di Informatica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, docente presso il Corso di Laurea in Ingegneria Civile presso l'Università degli Studi della Repubblica di San Marino, Ricercatore di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, esperto di analisi ontologica e di modellazione del comportamento di sistemi complessi, con particolare enfasi sulla studio della relazione parte-intero, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci comunica : Tempo addietro leggendo Luigi Luca Cavalli-Sforza, sono rimasto entusiasmato dal gambetto geniale (e mortale) che egli gioca contro ogni forma di razzismo. Il suo argomento si svolge pressapoco in questa maniera: ogni considerazione razzista si basa sull'osservazione e sulla comparazione di caratteri somatici esterni; ma che cosa ne sappiamo in verità della forma degli organi interni? Se avessimo il ventre trasparente, come quello di alcuni pesci tropicali, potremmo forse trovare imbarazzanti similitudini e differenze con popoli che crediamo affini o distinti dalla nostra supposta appartenenza razziale. Cosa ne sappiamo della forma di un cuore, di un fegato, di una milza, di un polmone di un qualsiasi altro abitante della terra? Penso che lo stesso argomento possa invalidare in pieno e rendere ancora più distante da noi gli studi di Cesare Lombroso, per quanto già ce ne possiamo staccare in nome del credo universale della Rivoluzione Francese. Che egli sia dimenticato, e in fretta, prima che la barbarie montante, senza mente ne' cuore, ne faccia un facile vessillo rivolto contro chi in verità sempre fu e viene tuttora discriminato, ma solo per appartenenza sociale, per censo, religione o per ragioni geopolitiche.Prof. Luca Pazzi www.unimore.it pazzi@unimo.it
Marco Rocchi, professore di Statistica Medica presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", autore di numerosissime pubblicazioni di interesse internazionale e di numerose altre su riviste nazionali, consulente nell'ambito delle sperimentazioni cliniche di farmaci, membro del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera San Salvatore di Pesaro e membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ci comunica: Aderisco all’iniziativa di richiesta della chiusura (almeno nella forma attuale) del Museo Lombroso per una vasta serie di motivi. Voglio sottolineare, a scanso di equivoci, che tra le mie motivazioni non c’è un revanscismo sudista, non c’è un revisionismo storico sul Risorgimento, non c’è l’adesione politica a qualsivoglia partito o ideologia. C’è invece il rispetto per degli uomini trattati come oggetti, seppure oggetti di studio, contro la loro volontà. C’è il riconoscimento di una linea di ricerca – quella del Lombroso – non solo fallimentare, ma foriera di un razzismo su base pseudoscientifica che tanto male ha fatto agli uomini e in definitiva alla scienza stessa; è una linea di ricerca che va certamente ricordata, ma come monito e non come commemorazione. C’è l’amara constatazione - per chi come me viene dal mondo dell’Università e della Ricerca che si possono destinare 5.500.000 € ad un progetto del genere (per tacere delle spese che necessariamente costerà in termini di mantenimento) mentre la Ricerca è umiliata da continui tagli; c’è qualcosa che ha a che fare con l’etica anche nella scelta della destinazione delle risorse. C’è la constatazione che una scelta di questo tipo vìola in molti punti la dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani promulgata dall’UNESCO nel 2005, in termini di dignità umana (art.3), consenso (art.6), rispetto per la vulnerabilità umana e l’integrità personale (art.8), privacy e confidenzialità (art.9), eguaglianza, giustizia ed equità (art.10), non-discriminazione e non-stigmatizzazione (art.11). C’è infine il ricordo tragico della vicenda di Giovanni Passannante – autore di un fallito attentato al re Umberto I – che venne barbaramente incarcerato (le cronache riportano di una cella senza latrina, alta 1 metro e 40, legato con una ventina di chili di catene, col divieto assoluto di visite), decapitato dopo la morte avvenuta in manicomio; quella battaglia fu vinta, e nel 2007 il cervello e il cranio fino ad allora conservati presso il Museo Criminologico del Ministero di Grazia e Giustizia ottennero una dignitosa sepoltura. Oggi occorre battersi per una battaglia del tutto analoga, nella quale si reclama la dignità di centinaia di crani e reperti umani di cui sono note le vicende, dei quali in molti casi sono noti i discendenti. Ciò che reclamo è il rispetto per l’Uomo. http://www.uniurb.it marco.rocchi@uniurb.itrnrn
Giuseppe Romeo, avvocato e giornalista, esperto analista politico, di economia e di relazioni internazionali, per la Rivista Militare, Rivista Marittima, Rassegna dell'Arma dei Carabinieri, Informazioni dell aDifesa, Difesa Oggi, Rivista di Polizia, La Comunità Internazionale, Affari Sociali Internazionali, Millenovecento, Obiettivo Calabria, Minerva, Affari Esteri;autore di numerosi testi di valenza internazionale quali: RICOMINCIARE DA SUD (1997), MEZZOGIORNO DUEMILA (2000), LA POLITICA ESTERA ITALIANA NELL'ERA ANDREOTTI (2000); EUROSICUREZZA La sfida continentale.Dal disordine mondiale ad un ordine europeo; LA FINE DI UN MONDO. Dai resti delle Torri Gemelle una nuova teoria delle Relazioni internazionali (2002), PROFILI DI DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA; LA GUERRA COME DESTINO? Palestinesi ed israeliani a confronto. Da Oslo alla road map. La Paura della Pace. (2002); L’ACQUA. Scenari per una crisi (2005); ALL'OMBRA DELLA MEZZALUNA. Dopo Saddam, dopo Arafat, dopo la guerra (2005); LEGALITÀ, DEMOCRAZIA, CONSENSO. Valori universali per un destino comune (2005); IL FRONTE SUD DELL’EUROPA. Prospettive economiche e strategie politiche nel Mediterraneo e, quale curatore, ALLEANZE E CONFITTI NEL CONO SUD DELL’EUROPA (2007), L’ULTIMO SOLDATO. Pace e guerra nel nuovo mondo (2009) e, con Alessandro Vitale, LA RUSSIA POSTIMPERIALE. La tentazione di potenza (2009). Giuseppe Romeo, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso" dice:Firmo la petizione no-lombroso perchè ne condivido i termini,i contenuti, lo spirito non solo da cittadino del Sud ma da italiano dal momento che, antropologicamente, credo di non essere nato con propensioni alla devianza per conformità craniche e/o antropomorfiche dovute alla mia origine calabrese. Perché credo che non vi sia nulla di scientifico nell'approccio lombrosiano. Perché credere che esistano condizioni e qualità antropomorfiche che contrassegnino la potenzialità criminale di un individuo è contrario al messaggio cristiano - ammesso che ciò significhi qualcosa ancora oggi. Perché credo che nulla ha a che fare l’assurda teoria lombrosiana - non assunta su basi scientifiche – con la teoria illuministica precedente il Lombroso ( il mito del buon selvaggio di Rousseau) o quella evoluzionistica e ai migliori percorsi dell'antropologia di Levi-Strauss che ripropone le tesi roussoiane in chiave scientifica... Credo che ciò sia più che sufficiente per far rivedere l'opportunità di continuare a tenere aperto e far visitare un simile museo per quello che è … un ossario in fondo, con molti teschi di meridionali. http://www.giusepperomeo.eu/
Gandolfo Dominici Professore di Marketing presso l’Università di Palermo, Ricercatore di Economia e Gestione delle Imprese, già Titolare di Cattedra in Tecnica della Comunicazione, autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel settore produttivo e commerciale, membro dell’Editorial Board dell’international Journal of Economics and Business Modeling, dell’International Journal of Marketing Studies, dell’International Business Research, del Business Management and Strategy e membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso” si domanda: “In una società “mediatica” quale è la nostra, qual è il messaggio che l’apertura di un Museo “Cesare Lombroso” con esposti i crani di ribelli meridionali uccisi durante le lotte post-risorgimentali, se pur frammischiati a quelli di malati di mente o di carcerati ordinari, manda al “sistema vitale” Nazione, alla vigilia dei festeggiamenti dei 150 anni dell’unificazione? A tale domanda la mia risposta è che sicuramente manda un messaggio dirompente che divide e non unisce. Manda il messaggio che i resti di quei meridionali che “a torto o a ragione” si ribellarono all’esercito piemontese, non hanno dignità umana e possono, senza alcun problema, essere trattati come merce da esposizione. Manda il messaggio che la glorificazione di un discusso e discutibile “scienziato” piemontese valga di più dell’umana carità per i resti di “esseri umani” morti. Manda subliminalmente ed inconsciamente il messaggio che l’uomo del Sud vale meno di quello del Nord (a prescindere dalla fossetta occipitale). L’Italia unita vuol dire vedere il paese come un sistema vitale, che nella sua complessità è composto da sub-sistemi che dovrebbero agire per il benessere dell’intero sistema, se ciò non avviene il sistema tende a perdere la sua vitalità e muore, si disgrega. Ora anche in quest’ottica il messaggio mandato dal museo in oggetto è senza dubbio nel senso di contrapposizione tra sub-sistemi e quindi un elemento non-vitale che va contro la vitalità del sistema-vitale Italia. Se poi si pensa che, in un momento di forti tagli al sistema di istruzione universitario pubblico, sono stati spesi buona parte dei ben 5.500.000 € (legge 5 novembre 2004, n.274, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16 novembre 2004 n.269) per aprire un museo di questo tipo, viene da pensare e da indignarsi! Quanti cervelli in fuga si sarebbero potuti tenere nel nostro paese con quei soldi? Quante ricerche su temi importanti (magari sul Risorgimento o per curare malattie vere) si sarebbero potute finanziare con quel denaro? Denaro speso male anche da un punto di vista dell’efficacia della comunicazione, direi controproducente. Infatti, quei soldi stanziati per tale museo-insulto non possono che indebolire la produttività della spesa per i festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia, mandando un messaggio in senso contrario al paese. Questa purtroppo non è che l’ulteriore prova dell'inettitudine della classe dirigente italiana. Inutile dire che il museo Lombroso non è autosufficiente e non potrebbe sopravvivere senza ulteriore spreco di denaro pubblico, quindi è oltre che un insulto alla dignità umana è anche anti-economico! Tale anti-economicità è comunque una fortuna perché significa che non sono in molti a provare macabro interesse per la visione dei 904 teschi di esseri umani che adornano le pareti del piccolo ma costoso museo di 300 mq. E questo, a dispetto della classe politica che li governa, è un segnale positivo sul valore del popolo italiano, che non merita che il suo denaro venga speso per tali scempiaggini! gandolfodominici@unipa.it www.unipa.it/gandolfodominici/
Ulderico(Biagio Franco) Pesce,esponente di spicco tra i narratori teatrali italiani, direttore del Centro Mediterraneo delle Arti, membro Testimonial del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso", autore di numerosissime opere teatrali di vasto successo tra cui ricordiamo quella memorabile e nobilissima de "L'innaffiatore del cervello di Passannante", il cui clamore fu così vasto e potente ed il suo messaggio morale tanto sentito da far ottenere senza indugio alcuno le autorizzazioni per il seppellimento del cranio del noto anarchico Giovanni Passannante, ingiustamente ed orribilmente esposto al pubblico ludibrio presso il Museo Criminologico di Roma fino a poco più di due anni fa. Ulderico ci comunica quanto segue: "Lombroso era un esaltato a cui l'arroganza fascista ha dato ascolto. A loro volta i fascisti e i Savoia colonizzatori hanno utilizzato le teorie del Lombroso per massacrare l'opposizione politica meridionale. I resti di Giovanni Passannante, grande uomo politico, anarchico meridionale, sono stati esposti, per volontà del Lombroso dei suoi successori e dei Savoia, nel Museo del Crimine di Roma dal 1936 al 2007. E'stato difficile ma bello strapparlo al Museo del Crimine per seppellirlo. Oggi dobbiamo vincere una battaglia etica enorme: far chiudere il Museo "Lombroso" di Torino dove sono esposti centinaia di teschi di anarchici, briganti e oppositori politici. Per Lombroso chi nasceva con la fossetta occipitale all'interno del cranio era nato deliquente. Questa fossetta dall'Africa a Viterbo l'abbiamo tutti. E' una conformazione dei popoli del Sud. Non porta a delinquere. Questa fossetta fu una discriminante razziale utilizzata dal potere. Dopo la scoperta della fossetta, in Italia nel 1938, furono inaugurate le Leggi Razziali contro gli ebrei, gli omosessuali e i rom. Lombroso ha dato la "giustificazione medica" al crimine. Chiudiamo il Museo Lombroso, diamo la dignità della sepoltura alle centinaia di resti umani là esposti e blocchiamo lo strapotere dei Savoia che ballano in prima serata TV, pagati con i soldi dei cittadini, alla faccia di un'Italia ignorante che, abituata a Isole dei Famosi, Grandi Fratelli, Veline e Mignotte, non sa vedere le colpe che hanno." www.uldericopesce.it
Il Giudice Dott. Romano De Grazia, già Magistrato della Suprema Corte di Cassazione e Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso nonchè Testimonial ci diceche "i principi della LEGALITA' si estendono naturalmente anche alla tutela della dignità dei defunti, poiché questa dignità assume inevitabile riflesso anche sulla vita dei loro discendenti." ed aggiunge: " Ho speso anni della mia vita per vedere finalmente approvato il Disegno di Legge Lazzati, da me ispirato e sostenuto per impedire alle persone sottoposte a misure di prevenzione di svolgere attività di propaganda elettorale, desidero spendermi adesso come testimonial per questa iniziativa che mira alla definizione di un Disegno di Legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo."Giudice Dott. Romano De Grazia, già Magistrato della Suprema Corte di Cassazione
Il Parroco del Rione Sanità di Napoli, don Antonio Loffredo , membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ha pubblicato la seguente riflessione: Essere italiani: che cosa vuol dire? Che cosa implica? Che smuove, ormai, nel nostro cuore? Qual è il messaggio che il mondo politico ed i riferimenti istituzionali sollecitano presso le nuove generazioni? Sembrerebbe quasi che questa unità nazionale si riveli, piuttosto, un cattivo investimento, un pessimo affare, di nessuna convenienza… A proposito del Sud, dilaniato e controverso da sempre e per sempre, che posizione è più saggio assumere? Sebbene l’ultimo film di Luca Miniero, così apprezzato dal pubblico e dalla critica, illustri con acume, attraverso le parole di Alessandro Siani, che “chi viene al sud piange due volte: quando arriva e quando se ne deve andare”, le opposte fazioni tuttora non accennano a riconciliarsi e la tendenza manichea rimane fiera ed inalterata. Ci è capitato di pensare, tuttavia, che proprio al sud, in tutto il mondo, si sviluppa il fuoco dell’autenticità, della spontaneità, della visceralità diretta, senza filtri e senza mediazioni… E’ così presso ogni terra ed in ogni popolo. Si tratta di una prerogativa scomoda e indisponente, è vero, ma evidentemente anche invidiabile, e comunque profondamente vera. Qualunque ragionamento di testa e qualsiasi moto del cuore sono scalzati via da quanto la pancia impone. La pancia, si, proprio quella che, forse non a caso, la natura ha scelto anche come luogo del concepimento e culla della vita prenatale. Quante belle cose accadono a sud dell’uomo! Certo, vi si raccolgono anche gli scarti, gli escrementi, l’immondizia… Noi terroni, poi, non siamo mai stati “sistemati”, l’ordine ci fa fatica, propendiamo regolarmente per il caos ed il caso. Sarà il caldo, la “fannullonaggine” o l’ereditarietà? Il busillis rimane forse insoluto, però il riposo eterno non si nega a nessuno. La morte rende tutti uguali (Totò insegna…) e liberi, sia pure in extremis. Or dunque: se vogliamo interrogarci ed interpretare il senso profondo che può avere questo museo lombrosiano, ebbene coraggio: questo è il momento! Se invece preferiamo lasciar correre, come troppo spesso accade con le idiosincrasie di questo nostro mondo, allora impegniamoci almeno a restituire la pace a chi finalmente, dopo secoli, attende ancora di veder riconosciuto questo suo estremo diritto. Si tratta qui di valori cristiani universali. La sepoltura è un atto dovuto e segna il confine tra la civiltà e la barbarie. Il nostro intento ed il nostro appello mirano a che le spoglie martoriate e residue vengano restituite ai cari che possano provvedere alla loro degna collocazione, mentre per i resti “incogniti”, privi di reclamo, proponiamo l’offerta di inumazione nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli, asilo dei perduti per eccellenza. Le sorti del futuro, poi, sono nelle mani di Dio. Oggi più che mai.
l'Avv. Raffaele Preziuso Gr. Uff. Preside della Sezione Puglia dell'Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia comunica con decreto del 115/P/2010 l'adesione della Sezione Puglia del Prestigioso Ordine all'iniziativa No Lombroso: Al lo Spett.le COMITATO NO-LOMBROSO Sede Alla C.A. dell’Ing. Domenico IANNANTUONI Egr. Ingegnere, anche la nostra Sezione Pugliese dell’Ordine Militare del SS. Salvatore e di S. Brigida di Svezia intende sostenere, con la propria indegna preghiera e con la propria opera di divulgazione, la Vostra meritevole iniziativa, cui già io di persona ho tempestivamente aderito. Anche i miei Confratelli si battono da sempre – con le armi proprie della Carità – per il rispetto della dignità umana, con attenzione non solo ai fratelli viventi, ma anche a quelli che il Signore ha inteso chiamare a sé da questa vita, in qualunque modo. E mai, come in questi giorni, il ricordo dei defunti deve essere attento e rispettoso, corroborato dalla preghiera di suffragio e dalla partecipazione al dolore di quanti soffrono per la perdita dei loro affetti più cari. Pertanto siamo convinti ed auspichiamo che i resti mortali di tutti gli esseri umani riposino nella pace di Cristo, nel luogo più degno e sacro che possa esserci, e non vadano in alcun modo utilizzati per sperimentazioni o mostrati alla pubblica curiosità, se non al pubblico indegno ludibrio. Con cordialità offro i nostri più calorosi auguri di buon lavoro e confraterni saluti. Gr. Uff. Raffaele Preziuso omsbs.puglia@gmail.com http://www.ordinemilitaresantabrigida.com/
Ettore d'Alessandro duca di Pescolanciano comunica il decreto del 21/10/2010 del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio-Delegazione Toscana, Testimonial dell'iniziativa No Lombroso. Con la presente la nostra Delegazione Toscana dell’Ordine Costantiniano di S.Giorgio, intende sostenere nella preghiera la Vostra recente campagna informativa per il rispetto delle dignità umane nel dolore della dipartita terrena. I resti mortali di qualunque essere umano devono riposare in pace, come da volontà di nostro Signore, e non essere cimelio museale per studiosi o curiosi turisti. Cordiali e confraterni saluti Grosseto, lì 28 ottobre 2010 La segreteria della Delegazione Toscana Ettore d’Alessandro duca di Pescolanciano http://smoctoscana.altervista.org/
Il Sindaco di Motta S. Lucia (Cz), avv. Amedeo Colacino pronipote in linea femminile del Sig. Giuseppe Villella, oggetto della cosiddetta rivelazione del Lombroso, membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso ha pubblicato la seguente nota: Ma che Italia è mai questa? mi chiedo con sgomento. Già molto tempo fa abbiamo deliberato come giunta per la restituzione del teschio del nostro concittadino Villella Giuseppe, orrendamente esposto oggi, nel 2010! nel riaperto Museo di Antropolgia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino. Abbiamo inviato richiesta ufficiale al ministro dell'Interno, al Ministro Pubblica amministrazione e al Direttore del Museo Lombroso di Torino. Silenzio assoluto ad oggi la loro risposta. Allora ancora mi chiedo, con quale diritto quell'assurdo, anacronistico e indegno museo mantiene rinchiusi i resti del mio trisavolo e quelli di svariate centinaia di uomini, donne e bambini, quando è noto a tutto il mondo che le teorie del Lombroso sono state non solo confutate da oltre un secolo poichè prive di ogni fondamento scientifico, ma giudicate unanimamente come fantasie da pura stregoneria. Come è stato possibile spendere cifre milionarie per riaprire un tale inutile museo quando la ricerca universitaria italiana langue nella miseria più disperata? Perchè il mio Paese Motta S. Lucia, la mia Calabria e il SUD intero devono subire questo gratuito oltraggio proprio in occasione del 150 esimo dell'unità d'Italia? Mi risponda Sig. Presidente Giorgio Napolitano, almeno Lei mi risponda! Amedeo Colacino, Sindaco di Motta S. Lucia
Il Sindaco Avv. Amedeo Colacino comunica che con delibera della giunta comunale n. 90 del 27/09/2010 il Comune di Motta Santa Lucia (CZ), città natale del Sig. Giuseppe Villella, ha aderito al Comitato Tecnico-Scientifico No Lombroso. I resti di Giuseppe Villella sono tutt'ora orribilmente esposti nel Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso".
"Dov’è l’Italia?", si chiede Lorenzo Del Boca nell’ultimo capitolo del suo libro "Maledetti Savoia" e la risposta che si dà è: "Chi cerca l’Italia non la trova, forse perché non esiste". E L'Italia non esiste anche per colpa di Cesare Lombroso e delle sue bislacche teorie. Parole profetiche che ritroviamo anche nel suo secondo libro "Indietro Savoia" nel quale prevede, disegnandolo con ben congegnate metafore, anche l'attuale disastro economico italiano. Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine dei Giornalisti, membro del Comitato Tecnico Scientifico "No Lombroso", ha pubblicato il seguente commento: "Un museo dedicato a Lombroso (con l'esposizione dei reperti macabri raccolti), prima ancora che alla logica e al buon senso, è un insulto alla scienza. Le stravaganti teorie sul dna del male sono servite ai dirigenti razzisti del nord per calpestare i diritti della gente del sud. Non è possibile riscrivere la storia e cancellare quel tempo che - purtroppo! - non torna più. Ma è possibile restituire dignità a coloro che pagarono per scelte sbagliate, teorie bizzarre, vanagloria di potere e arroganza politica. A tutte le vittime che, inconsapevolmente. hanno pagato un tributo pesante, abbiamo un debito di riconoscenza che - prima o poi... - dovremo anche deciderci di pagare" Lorenzo Del Boca
Pino Aprile, giornalista e scrittore già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente autore del bestseller "Terroni". Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso, ha pubblicato il seguente commento il 24 Giugno 2010: Finché si continuerà ad esporre, a Torino, una "testa di meridionale", per inutile spiegazione "delinquente naturale", in base alle illuminate osservazioni del Lombroso (ritenuto meritevole persino di un museo), propongo che si istituisca a Napoli un Museo del Vero Risorgimento, nel quale si espongano teste di "bersagliere sabaudo naturalmente stupratore"; disegni in scala 1:1, con sezioni e visioni prospettiche della luminosa capoccia del colonnello Pier Eleonoro Negri, con la dicitura: "Eroe dell'Italia unita e medaglia d'oro al valor militare, sterminatore di interi paesi, per il miglioramento demografico del Mezzogiorno". E via di seguito, con le misure delle fossette occipitali di Cialdini, Fumel e ripulitori etnici vari e decorati; con visite guidate di classi di bambini delle elementari; e convegni sulla naturale inclinazione al massacro da parte di idealisti nati al di sopra di una certa latitudine, per influssi magnetici, densità di insolazione, ampiezza della banda dell'ultravioletto sulla curvatura terrestre ed altre fregnacce scientifiche della stessa dignità di quelle lombrosiane. e aggiungerei: provate a immaginare cosa accadrebbe negli Stati Uniti, se a New York esponessero una testa di "soldato confederato dell'Alabama"!
Lino Patruno, giornalista e scrittore già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno ed editorialista ha recentemente pubblicato il libro "Alla riscossa terroni". Membro del Comitato Tecnico Scientifico No Lombroso, ha pubblicato il seguente commento il 26 Giugno 2010: “Visto che andiamo verso i 150 dall'unità d'Italia, la più brillante idea per festeggiarli viene da Torino, guarda caso. Nel museo dedicato a Cesare Lombroso, sono esposti gli scheletri di un folto numero di briganti meridionali uccisi proditoriamente dalle truppe di occupazione sabaude o deportati nei campi di concentramento. E che il manipolatore dell'antropologia criminale raccolse e misurò col centimetro e la squadra. Perchè questo Lombroso, veronese di agiata famiglia ebrea, è l'autore della teoria che criminali si nasce e non si diventa. La trasse anche dal cranio dei briganti, a suo dire fatti in modo tale che non avrebbero potuto che essere briganti. Se ne deducono un paio di conseguenze. Visto che i cosiddetti briganti sterminati al Sud dai <piemontesi> furono 180 mila, visto che avevano dei figli, e visto che questi figli ne hanno fatti altri, attualmente al Sud devono esserci milioni di briganti causa cranio. Quindi si fa bene a lasciare il Sud al suo destino, destino di colonizzato e sfruttato, peraltro. Deportiamoli tutti e avremo mezz'e risolta la Questione Meridionale. E visto che ci siamo, magari sterilizziamo pure la madre dei cretini, che è sempre incinta.”